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A pranzo col branco

E da qualche anno che circolano voci di avvistamenti di lupi nel territorio che frequento abitualmente in provincia di Bologna, dal Parco del Corno alle scale, al Parco dei Due Laghi, al Parco storico di Monte Sole, lungo il crinale degli Appennini e in tutta la valle del Reno fino alla confluenza con il Setta nei pressi di Sasso Marconi. Questi luoghi sono ricchi di ungulati animali preferite dal super predatore, anche il territorio sembra fatto apposta per loro; fitta boscaglia, campi incolti, zone non accessibili all’uomo e gran parte del territorio è protetto. Molte tracce segnalano la loro presenza, impronte, escrementi e resti di cibo ma se si tratta di veri lupi, ( distinguere le tracce di cani inselvatichiti da quelle del Canis Lupus è sempre molto difficile ) quanti sono e dove si trovano con esattezza resta un mistero. Gli avvistamenti sono sempre brevissimi e di sfuggita stabilire se si tratta di un maschio, di una femmina, di un cucciolo o di un branco è sempre molto difficile. L’ideale sarebbe poterli osservare per qualche ora senza essere visti, fare delle foto per poter apprezzare le loro caratteristiche e magari vederli anche mangiare o cacciare se fosse un branco di almeno quattro o cinque individui ancora meglio. Tutto questo penso che è un desiderio di tutti gli amanti della natura e in particolare dei fotografi naturalisti. Comunque anche per me nonostante il grande impegno tutto questo è rimasto un sogno nel cassetto, e incomincio a credere che i lupi perseguitati da sempre dall’uomo cercano di starsene il più lontano possibile evitando accuratamente qualsiasi incontro. Molte volte seguendo le loro tracce ho respirato l’odore inconfondibile e sentito la loro presenza molto vicina, sicuramente mi hanno osservato più volte ma io non sono mai riuscito a sorprenderli, fino a che un giorno…

Prova di emozione… Martedì 4 marzo 2003 ho appena accompagnato mio figlio a scuola sembra una giornata come tante altre, devo correre in ufficio ma invece una telefonata mi informa che il programma di lavoro slitta di qualche giorno, allora sono libero per una escursione fotografica. Dopo qualche attimo decido per la montagna, attrezzatura fotografica vestiti mimetici e via. Come accade da un po’ di tempo mi metto sulle tracce dei lupi… Sono su un crinale e guardandomi intorno tutto sembra immobile poi in lontananza sul bordo di un piccolo calanco qualcosa si muove, con il binocolo a circa 500m sembrano daini noto zampe lunghe e chiare ma non si vede il caratteristico specchio anale bianco e nero, di solito si apprezza prima di ogni cosa ma allora che animali sono? Vado per esclusione non sono cervi, non sono caprioli, non sono cinghiali, potrebbero essere lupi…

Emozione… I lupi? Non mi sembra vero ma inizia a battermi forte il cuore e il ritmo della respirazione si fa più veloce. Decido subito di avvicinarmi per poter identificare gli animali devo almeno dimezzare la distanza senza troppo rumore e senza farmi vedere, in circa un’ora sono riuscito a trovare un punto di osservazione più favorevole e con grande meraviglia posso osservare per la prima volta nella mia vita un branco… un branco di lupi veri, sono almeno quattro che sbranano un grosso cinghiale. Da questa posizione però posso solo osservare il loro comportamento ma sono ancora molto lontano per poter fare foto accettabili, nonostante il mio 800mm e duplicatore. Devo decidere in fretta anche se sono impegnati a mangiare la carcassa del cinghiale potrebbero allontanarsi e sparire per sempre nella boscaglia. Tra me e loro c’è di mezzo un fosso profondo e per avvicinarmi devo assolutamente passare dall’altra parte non conosco nessun passaggio e entrando nel fitto bosco non posso più vedere se i lupi restano nella stessa posizione, ci vorrebbe un amico per controllare gli spostamenti mentre io tento di avvicinarmi, provo di telefonare ma nessuno mi può raggiungere non avendo altra scelta devo assolutamente provare da solo. Controllo l’orologio e già mezzogiorno, cerco di memorizzare bene la loro posizione sperando che quando sarò più vicino posso localizzarli con più facilità, osservo con il binocolo sono ancora tutti e quattro ben visibili uno mangia, uno dorme tranquillo in una cuccia di canne, uno gira poco lontano annusando per terra e l’altro aspetta paziente il turno per mangiare anche lui. Sistemo tutto nello zaino e parto. Avevo calcolato quasi tutto, cercando di avvicinarmi contro vento per farmi notare meno e di guadagnare una posizione più alta rispetto alla loro per avere qualche possibilità di fotografarli ma non avevo previsto le difficoltà di camminare nel fango che si era creato nei calanchi del versante dove si trovavano i lupi. Infatti fino a qualche giorno fa e per tutto l’inverno si sono avute forte nevicate con temperature sotto zero per diverso tempo, in questo versante esposto a sud e con forte pendenza il sole a iniziato a sciogliere il ghiaccio e si sono formate tante piccole slavine di fango che mi sbarrano la strada. Decido allora di alleggerire il mio carico abbandonando parte dell’attrezzatura, devo portare con me comunque oltre alla macchina fotografica con il teleobbiettivo gli accessori e le pellicole anche il cavalletto il tutto per circa dieci kg da portare in mano, con lo zaino non riuscirei mai a passare tra i rovi, infatti tra una slavina e l’altra ci sono piccoli canneti tanti rovi rose canine ginepri e acacie che formano una fitta boscaglia impenetrabile. Gli unici passaggi sono stati creati dai cinghiali veri tunnel dove però bisogna infilarsi strisciando e camminando a quattro zampe come loro. Le difficoltà mi fanno più volte pensare di rinunciare anche perché in tanto che procedo è inevitabile che faccio rumore e loro sicuramente noteranno la mia presenza ma mi affido alla fortuna e cerco di guadagnare la posizione che mi ero proposto. Intanto sono riuscito anche a spaventare una famiglia di cinghiali che facendo un gran fracasso si è spostata proprio nella direzione dove si trovano i lupi, penso che questo ha fatto sicuramente allarmare anche loro. Secondo i miei calcoli dovrei essere in buona posizione ma non riesco a localizzarli, posso solo osservare con stupore che dove io ritenevo dovevano essere c’era una scrofa con cinque piccoli che giocavano tranquilli a questo punto penso proprio che i lupi se ne sono andati e che non li vedrò mai più. Riesco a poggiarmi vicino una roverella e decido comunque di attendere godendomi il calore del sole. Intanto l’erosione dei calanchi continua e si sentono cadere oltre al fango anche piccoli massi, un leggero ma continuo vento proveniente da est soffiava verso di me, penso che questi avrebbero dovuto coprire in parte i miei rumori ma il branco non c’è più. Recuperato un po’ di fiato sposto la mia attenzione verso monte e noto alcune parti della carcassa del cinghiale mi accorgo infatti che i lupi si trovavano più alla mia destra e che tutto sommato ero in una buona posizione fotografica se fossero stati ancora li. Intanto monto l’attrezzatura e inquadro i posti dove avevo visto con il binocolo immaginandomi che ci fossero ancora, sono molto demoralizzato e penso che infondo questa era una missione impossibile e che solo la mia fantasia aveva potuto immaginare. Controllo l’orologio sono le 13 e 45 decido comunque di attendere almeno fino alle 15, riesco a stendere le gambe e a rilassarmi sempre con il massimo silenzio, non riesco invece a capacitarmi del fatto che i lupi non ci sono più e immagino che possono apparire misteriosamente da un momento all’altro.

Dentro l’emozione… Dopo poco intravedo qualcosa che si muove dietro al fitto dei cespugli è un lupo che si alza si stira sbadiglia e viene verso di me, subito seguito anche da un altro, posso vederli per pochi attimi ma è un gran sollievo, allora sono ancora qui, devo solo sperare che vengono di nuovo a mangiare sui resti del cinghiale e che non si accorgono della mia presenza. Spostandosi nel fitto della vegetazione sono passati a pochi metri da me ma per fortuna non si sono accorti di niente, poi si accucciarono di nuovo senza poterli vedere e per altri dieci minuti silenzio assoluto. Intanto provo di guardarmi intorno con più attenzione e vedo proprio davanti a me un esemplare immobile tra la vegetazione (vedi foto 14) allora ci saranno anche gli altri, infatti in una cuccia di canne qualche cosa si muove. Guardo con il binocolo è un quarto lupo che si mimetizza benissimo con la vegetazione, devo però spostare il cavalletto di un metro per poterlo inquadrare finalmente posso osservarlo con il teleobbiettivo ma è sdraiato e la testa non si vede, solo pochi attimi e una piccola frana causata da un cinghiale attira la sua attenzione, tira su pigramente la testa e posso scattare ( vedi foto 1) quattro o cinque foto e si rimette a dormire. Poco più a destra arriva anche il quinto componente si guarda intorno con sospetto, io resto immobile e senza respiro dietro al tronco della roverella e al cavalletto, poi si accuccia e si mette a dormire anche lui, posso così posizionare ancora la macchina fotografica e scattare, se non fosse perché l’ ho visto poggiarsi direi che è morto ( vedi foto 13), resta immobile per almeno dieci minuti, poi sono costretto a tirargli dei sassolini per fargli tirare su la testa per qualche attimo ( vedi foto 5). Anche gli altri sono immobili ma adesso posso aspettare, dopo poco in sincronia si alzano e gironzolano, sembra senza meta ma dietro ai cespugli impossibile fotografarli. Finalmente uno arriva a prendere un pezzo di carne che tenevo sotto tiro, seguito da un grosso esemplare molto scuro (vedi foto 9), posso scattare ancora, gli altri due mangiano su un altro pezzo di carcassa che però resta coperto ma sono sicuro ormai di aver fotografato almeno quattro esemplari diversi di Canis Lupus appenninico. Osservando bene noto che con i resti di cinghiale più che mangiarli ci giocavano disinteressati e presto si abbandonarono di nuovo in una rilassante pennichella (vedi foto 8), mentre un giovane sottomesso osserva poco lontano (vedi foto 6). Intanto che cerco una posizione più comoda, sento un rumore tra i cespugli a pochi metri da me, cerco di vedere attraverso l’obbiettivo, si muovono alcune foglie, inquadro metto a fuoco scatto una sequenza di quattro foto, vedo ancora muovere ma nient’altro. In quel momento ero sicuro che un lupo mi avesse visto ma altrettanto sicuro di non averlo fotografato, non ero riuscito ad aspettare il momento giusto e avevo così sprecato una buona occasione ma… (Mentre guardavo le diapositive a casa tra le quattro foto scattate una conteneva il primissimo piano del più curioso del branco. Sono ormai le 16.00 devo cercare di ritornare indietro prima che diventi troppo tardi, dopo poco si spostano di nuovo senza che posso più vederli, approfitto per allontanarmi senza farmi notare. Sono troppo felice, anche se devo di nuovo affrontare il fango e soprattutto gli spini, ( non riesco proprio a capire come gli animali selvatici possono infilarsi cosi velocemente tra gli spini senza farsi male ) ho scattato due rullini di foto dalle 14 alle 16 , le prime non mi ero accorto che la lente frontale dell’obbiettivo era sporca di fango e quindi non saranno perfette ma poi tutto e andato bene non mi resta che svilupparle. Posso finalmente recuperare lo zaino e la postazione iniziale, un ultima occhiata con il binocolo prima che diventi buio e noto che ancora i lupi sono nello stesso posto. E’ incredibile sono riuscito a fare tutto questo senza che loro si sono accorti di niente, anzi hanno deciso che per loro non ero un pericolo. Sento un gran bisogno di fare la pipi e ho sete, sono sporco di fango e graffiato da spini anche sulla faccia, quelli di robinia mi fanno ancora male ma per un pranzo col Branco questo e altro. Anche la cena e saltata sono troppo preso a guardare le foto che ho portato in un laboratorio a sviluppo rapido, poi per tutta la notte ho sognato lupi che non si facevano fotografare e boschi che sembravano labirinti. Sono ritornato all’alba con un amico, sicuro di ritrovarli ma erano spariti come fantasmi, per fortuna che ho le foto altrimenti resterei incredulo anch’io.

 

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