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Il branco del Parco dei Gessi bolognesi

La favola del lupo cattivo

In tempi antichi forse era comprensibile temere il lupo oggi le cose sono completamente cambiate

Di Antonio Grecucci

Per millenni uomini e lupi hanno condiviso gli stessi territori dove vivere e allevare i propri piccoli, una certa somiglianza tra le strutture sociali umane e lupine unita ad una affinità alimentare (onnivori con predilezione per la carne) ha permesso all'uomo di allevare gli antichi cani. D'altro canto queste stesse affinità hanno posto i nostri antenati in estrema concorrenza, soprattutto quando diventano allevatori, nella lotta per la sopravvivenza con i lupi.
Tutto ciò è naturalmente noto a tutti ma questo preambolo serve ad inquadrare una probabile origine della leggenda del lupo cattivo anche se nella classicità non se ne aveva una percezione così negativa quale è poi divenuta. In seguito infatti le cose non sono migliorate molto per il questo nobile animale. Nel medioevo per esempio il lupo assume connotazione demoniaca, forse rifacendosi a Petronio e al suo racconto sulla licantropia che probabilmente non aveva altra esigenza se non quella di far vivere un momento di paura ai suoi ascoltatori senza pretendere di essere creduto e senza alcun intento morale.
Successivamente è stato inserito nelle discutibili liste degli animali cosiddetti nocivi e per secoli è stato cacciato, avvelenato e in genere perseguitato fino a farlo estinguere in vaste aree d'Europa.
Oggi le cose vanno forse un po' meglio avendo, il lupo, un certo numero di amici umani nonostante le favole come Cappuccetto rosso e affini. Ma la questione è quanti sono poi questi amici? Troppo spesso infatti si dà eccessiva enfasi da parte dei media che in un ottica di ottuso sensazionalismo guidata da semplice volontà di aumentare tirature o audience ai più che rari attacchi da parte del lupo a qualche animale domestico. Così nella civile Svizzera si possono leggere articoli dove si chiede a gran voce la pelle del lupo reo di aver predato qualche pecora e si organizzano battute per questo scopo (Corriere del Ticino).
Io stesso ho potuto verificare direttamente quanta paura e diffidenza vi sia ancora tra le persone.

Qualche mese fa su segnalazione di un amico, Gianluigi Berti, ho avuto la fortuna di incontrare un branco di questi splendidi animali, di ammirarli e fotografarli.
Il branco era composto da tre adulti e ben otto cuccioli che all'apparenza godevano di buona salute. Le mie sensazioni sono facilmente intuibili visto che avete avuto la pazienza di seguirmi fino a questo punto: curiosa sorpresa unita ad una forma di gioia anche per il significato che la presenza di quelle creature portava ossia di un ambiente naturale che per quanto antropizzato gode di un certo equilibrio. E' indescrivibile quello che si prova mentre si guarda e si viene osservati da un lupo adulto che semplicemente ad un certo punto ti accetta e continua a nutrire i cuccioli rigurgitando il cibo.

In seguito, come ci si può immaginare, ho mostrato qualche scatto ad alcune persone.
Ero preparato a varie possibili ma la mia sorpresa è stata la manifestazione di paura. E' noto che la mancanza di conoscenza è la radice di tutte le paure e delle varie forme di diffidenza, può qualche pecora predata ogni anno giustificare tutto ciò.
Le armi mietono ogni anno un gran numero di vittime umane eppure molte persone non le temono nello stesso modo, anzi qualcuno vorrebbe mettersene una in casa.
E' innegabile che il lupo possa essere pericoloso se si nasce capriolo, cervo, pecora o cinghiale, ma per noi esseri umani è un'altra storia, piuttosto è questo timido amico che a ragione ha paura di noi.

 

                                    Alcune considerazioni di Antonio Iannibelli

 

Grazie alla bella esperienza di Antonio Grecucci  possiamo godere del più selvaggio spettacolo di natura, mamma lupa che sfama ben otto cuccioli. Questo eccezionale documentario ci consente di conoscere meglio il nostro amico lupo, mai si sono viste foto di lupo appenninico in assoluta liberta con una cucciolata cosi numerosa. Ritornano i conti rispetto a quanto già scritto (leggi articolo: 10 lupi per un solo branco) a proposito del numero massimo di esemplari e a quanti cuccioli nati, queste foto di Antonio sono un ulteriore prova documentata fotograficamente. Possiamo cosi sostenere con certezza che i branchi italiani crescono mediamente di numero e sempre nuovi territori vengono occupati un po’ in tutto il nostro Paese. Territori apparentemente poco adatti e vicino anche a grosse città ritornano ad essere abitati da animali selvatici come gli ungulati e quindi anche dai lupi.

 

Questo inaspettato successo è un buon segno ci indica che abbiamo ambienti naturali più sani e che se la natura non viene maltrattata sa da sola regalarci emozioni indimenticabili. In ogni caso parliamo di aumenti di qualche centinaio di lupi a livello nazionale e forse decine a livello regionale che rispetto alle centinaia di migliaia di cinghiali  e caprioli, e decine di migliaia di altri ungulati, pure in costante aumento, restano comunque una rarità.

 

In alcuni territori come la regione Emilia Romagna e la toscana  il lupo sembra ormai accettato dagli uomini ed è possibile forse un ulteriore aumento nei prossimi anni ma in molti territori, come in Trentino e in Friuli o in Puglia dove  invece la persecuzione umana ne limita fortemente la sua espansione. In ogni caso l’incontro con il mitico predatore resta un privilegio riservato a pochissimi fortunati e realizzare foto come queste è ancora di più un emozione indimenticabile solo per chi come Antonio Grecucci  va per boschi senza pretese.

 

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Massimo Colombari, Guardiaparco, scrive:

In merito a questo vostro servizio  "Il branco del Parco dei Gessi” vorrei precisare, per correttezza d’informazione, che i lupi fotografati nel servizio sono ben lontani dal Parco dei Gessi. Lo conosco anche io grazie alla segnalazione di Berti, sono i lupetti che giocano sulle rotoballe nei video caricati nel sito del Parco e lì indicati genericamente “branco esterno al Parco”.
Tanto dovevo, ripeto solo per correttezza d’informazione.

 

Grazie, Massimo Colombari

 

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