IL LUPO IN TRAPPOLA
Il trappolaggio fotografico per svelare i segreti del predatore più schivo del mondo
Testo di Antonio Iannibelli
Foto di Davide Palumbo
I lupari che uccidevano i lupi a pagamento sono ormai scomparsi, almeno nel nostro Paese. Per fortuna in Italia molte cose sono cambiate, a partire dalla fine degli anni settanta progressivamente la campagna viene abbandonata dall’uomo, cosi l’agricoltura e la pastorizia si riducono e si spostano in zone più funzionali.
La montagna, in particolare, ma anche gran parte della collina si spopola, il contatto con il lupo diventa sempre più raro e la competizione per la difesa del territorio scompare quasi del tutto.
Grazie a questo fenomeno la natura ha riconquistato una grande quantità di luoghi, che erano invece condizionati dalle numerose attività dell’uomo, e molti animali (soprattutto ungulati) sono ritornati spontaneamente, ma anche con introduzioni, a popolare i territori dai quali erano stati sfrattati ancora prima.
Finché l’uomo abitava la collina e la montagna si considerava dominante e riteneva il lupo un nocivo da eliminare, in effetti il canide non aspirava a una convivenza pacifica con gli animali domestici condizionando cosi il rapporto con il suo rivale di sempre. Gli uomini ne approfittavano per criminalizzare a dismisura il lupo e si organizzavano per liberarsene definitivamente, per questo vi erano gruppi di persone ma anche singoli specialisti che venivano chiamati comunemente “lupari”.
Lupari intesi come grandi conoscitori di questo mammifero e quindi in grado di cacciarli e incassare le taglie che molti enti mettevano a disposizione. Anche tra la gente venivano fatte collette per finanziare i lupari e venivano spesso organizzate feste di paese con i cacciatori che mostravano teste di lupi infilzati su lunghi bastoni.
Soprattutto lo sviluppo industriale ha favorito lo spopolamento della montagna eliminando il conflitto tra uomini e lupi eliminando quasi del tutto i lupari. Invece oggi sempre più numerose sono le persone affascinate da questo misterioso super predatore, chi ha potuto conoscere le sue abitudini sa quanto sono false le colpe che ingiustamente gli vengono addossate.
Potremmo chiamarli “i nuovi lupari” le persone che si occupano, spesso in modo volontario, di divulgare la conoscenza del vero lupo. I nuovi lupari sono profondi conoscitori del lupo ed utilizzano la propria conoscenza per la salvaguardia della specie e non per la sua distruzione, cercando cosi di sfatare la favola del lupo cattivo.
Anche il nostro gruppo svolge ormai da anni questo ruolo e vuole in futuro accogliere nel nostro portale tutti gli amici che di questo obiettivo ne hanno fatto una ragione di vita. Vorrei approfittare per ricordare a chi ancora non conosce Provediemozione chi sono i nostri lupari: Andrea Dal Pian, Andrea Bortolini, Fabbri Renato, Sabbi Roberto ecc. Trovate i loro lavori nelle rubriche del sito.
- A proposito di appassionati che tanto amore dedicano alla ricerca e che quasi sempre donano il loro tempo gratuitamente non capisco perché non vengono quasi mai presi in considerazione dagli enti preposti a tale scopo. Eppure questi enti denunciano quasi sempre i scarsi finanziamenti, allora perché non organizzare anche una rete di volontari che offrono il loro tempo? Noi siamo pronti a collaborare speriamo che qualcuno ci ascolti. -
In questo speciale vorrei però presentarvi un nuovo luparo moderno, Davide Palumbo.
Davide, giovane biologo affascinato dalle scienze naturali si occupa da diverso tempo anche dello studio del lupo appenninico. Nel parco regionale del Corno alle Scale (Appennini bolognesi) ha svolto un lavoro di ricerca senza precedenti nel nostro Paese, con l’uso delle trappole fotografiche.
Avremo modo a breve di dedicare più spazio a questo professionista e di presentare i risultati integrali della ricerca dedicata al grande predatore italiano. Intanto vi regaliamo un assaggio delle foto più belle che Davide ha realizzato. (nella galleria di questo articolo)
Trattandosi di uno speciale abbiamo scelto le foto più corrette tecnicamente parlando, sapendo che dal punto di vista scientifico invece sono altrettanto utili le immagini anche di scarsa qualità. Per esempio in una foto, realizzata nel documentario del Corno alle Scale, si possono distinguere ben 4 esemplari, che anche se di qualità scarsa, (per effetto delle condizioni atmosferiche e per la qualità delle attrezzature) danno un grande valore all’insieme della ricerca.
Abbiamo in programma, per i prossimi mesi, di presentarvi un altro grande ricercatore;
Stefano Polliotto dalla Val Chisona in Piemonte. Stefano preferisce i documentari filmati in digitale, le sue riprese sono veramente eccezionali con predazioni di lupi in natura e in condizioni di assoluta libertà.
Come vediamo le tecniche sono diverse ma l’obiettivo dei moderni ricercatori resta sempre lo stesso, cancellare tutto quello che di sbagliato ci hanno raccontato e che ancora oggi qualcuno vuol far credere. Comunque la fotografia e le riprese video prevedono un grande sforzo fisico oltre che una buona conoscenza della tecnica e del territorio dei branchi, serve poi una piccola rete di collaboratori, molto tempo libero e tanta fortuna.
Come abbiamo già avuto occasione di scrivere concentrandosi nei luoghi frequentati dai predatori ci sono circa il 3 per cento di probabilità d’incontrarlo cioè per ogni cento visite effettuate solo tre saranno le occasioni di vedere il lupo. Bisogna quindi sfruttare al massimo questi incontri che a volte possono essere anche di pochi minuti.
Se conosciamo bene l’home-range del branco e se avremo amici che possono sostituirci nella perlustrazione del territorio allora le probabilità di incontro possono anche aumentare. Naturalmente gli avvistamenti non sono sufficienti per una corretta documentazione, occorrono filmati e foto, ecco allora che la tecnologia ci aiuta moltissimo.
Nei luoghi più accessibili come detto è relativamente facile ottenere immagini mentre in altri poco accessibili il sistema delle trappole fotografiche diventa l’unico possibile.
Ecco in breve come funzionano:
Ci sono diverse possibilità per ottenere trappole fotografiche, ma tutte hanno bisogno di essere posizionate in luogo adeguato e quindi la conoscenza del territorio ancora una volta è determinante. Fino a non molto tempo fa venivano usate trappole costruite artigianalmente con sistemi non proprio dedicati alla fotografia ma comunque efficaci.
Io stesso ho adattato un ricevitore e un trasmettitore (Di quelli usati per i cancelli automatici) opportunamente collegate alla presa delle mie macchine fotografiche. Si tratta quindi dell’emissione di un raggio invisibile (infrarossi) da parte di un trasmettitore al ricevitore, oppure riflesso da un catarifrangente nel caso lo stesso apparecchio possa svolgere le due funzioni.
Nel momento dell’interruzione del raggio (durante il passaggio di animali) un segnale elettrico aziona la macchina fotografica che a seconda delle condizioni può scattare anche in sequenza rapida più fotogrammi. Vi sono altri sistemi con piattaforme nascoste sotto le foglie che al passaggio di animali azionano i vari meccanismi, ma quello più all’avanguardia in questo momento sono invece i sistemi utilizzati da Davide Palumbo e distribuite dalla ditta italiana Naturaservice:
CARATTERISTICHE TECNICHE
Camera Traps Analogiche: Utilizzano normali pellicole fotografiche. Sono costituite dal corpo macchina, dal sensore di prossimità e da un’unità Flash supplementare (Flash-slave). Alla minore praticità rispetto alle macchine digitali, si contrappone una durata molte volte maggiore delle batterie; di conseguenza l’utilizzo ideale delle Camera traps analogiche si verifica nelle collocazioni meno facilmente raggiungibili.
Camera Traps Digitali: Utilizzano schede di memoria rimovibili, di conseguenza le immagini “catturate” possono essere controllate in tempo reale. Dei 4 esemplari a disposizione 3 sono basati sulla macchina digitale Sony P43, uno sulla, apparecchio in grado di raggiungere una sensibilità pari a 1'200 ASA e in grado di operare al crepuscolo.
Le camera-traps digitali oppongono alla notevole praticità di recupero delle immagini ed all’elevato standard qualitativo delle stesse, una scarsa autonomia. Di conseguenza questi strumenti richiedono un controllo periodico più frequente e impongono una collocazione in località facilmente raggiungibili.
Ulteriori informazioni nei seguenti siti:
natura-service.it/fototra CLICCA QUI
Un altro importante contributo sulla ricerca del lupo appenninico e sul trappolaggio fotografico arriva dal CSDL in Toscana.
Lascia la tua impronta nel sito del lupo Italian wild wolf, il blog del lupo selvatico italiano
CSDL centro per lo studio e la documentazione sul lupo. CLICCA QUI
In questo sito Al luparo trovate una bella descrizione dei lupari di una volta. Originale l’idea dell’albergo ristorante, da visitare. CLICCA QUI



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