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Tra i lupi in montagna

Introduzione



Di Antonio Iannibelli

Tra le attività del nostro gruppo domina la ricerca sul lupo e negli ultimi anni molto abbiamo fatto per far conoscere il vero lupo, cioè sfatare la “leggenda del lupo cattivo”; con prove e documentazione fotografica direttamente dal campo, spieghiamo in modo dettagliato il comportamento di questo utilissimo animale.
In particolare disponiamo di un documentario fotografico che illustra in 140 immagini (quasi tutte realizzate in ambiente selvaggio) come riconoscere le sue tracce, di che cosa si nutre, quale è il suo vero ruolo nell’ambiente, perché è necessaria la sua presenza e perché l’uomo lo perseguita ingiustamente.

Siamo sempre più convinti che “conoscere per rispettare” aiuta molto non solo il lupo.
Attualmente il lupo appenninico vive in buone condizioni lungo tutto l’appennino italiano e occupa inoltre molte colline non più frequentate dall’uomo, vive molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginarci. Grazie anche al grande contributo di tanti volontari i lupi italiani sono oggi più conosciuti e accettati, attualmente ci sono tutte le condizioni che venga riconosciuto scientificamente una sottospecie esclusiva del nostro paese, il lupo appenninico appunto (Canis lupus Italicus?).
Siamo a disposizione di chiunque vuole saperne di più, inviate le vostre richieste attraverso il nostro portale web.

Nel 2006 abbiamo fatto veramente tanto per il nostro amico lupo ma due eventi in particolare hanno lasciato evidenti tracce e meritano di essere pubblicate: Un corso in collaborazione con il Club Alpino Italiano CAI “Sulle orme del Lupo” e una lezione alla scuola media Dante Alighieri di Ferrara (vedi lo speciale) “Il lupo va a scuola”.

La prima: Un corso organizzato dal CAI Bolognese, i due grandi esperti di questo gruppo che hanno dedicato volontariamente gran parte del loro tempo libero sono la biologa Milena Merlo Pich e il suo compagno Luigi Mantovani in qualità di Operatore Naturalistico del Comitato Scientifico.
Questo bellissimo corso è stato saggiamente organizzato e a visto la partecipazione di diverse decine di appassionati, in particolare sono stati apprezzate le numerose uscite sul campo (almeno 10), le lezioni in aula con moltissime foto proiettate e documentazione scritta. Un corso che ci siamo impegnati a riproporlo anche nel 2007 visto il grande interesse.

Di seguito un generoso articolo che fa il punto della situazione nel nostro paese e fornisce tante notizie utili a chi ancora non conosce questo elusivo animale.


TRA I LUPI IN MONTAGNA… E NON SOLO

di Milena Merlo Pich

"Ma davvero ci sono i lupi? Allora ho paura…" E' inevitabile, è una reazione atavica, quasi insita nel nostro patrimonio genetico, e alla sola idea mentale del lupo si associa un moto di timore, un tuffo al cuore, si prova il bisogno di trovare riparo… e dire che di solito chi scappa tra uomo e lupo è sicuramente il lupo, a sua volta ancestralmente diffidente, dopo migliaia d'individui uccisi dall'uomo nel corso dei secoli.
Perché? Perché il lupo ha il brutto vizio di mangiare quello che mangiamo noi, anzi per meglio dire, quello che mangiavamo noi (nelle nostre realtà territoriali i danni alle attività zootecniche sono generalmente limitati visto la predominanza dei mega allevamenti industriali).
Ma noi, cittadini tecnologici che per nutrirci andiamo negli asettici ipermercati, non ci ricordiamo più di essere animali e di appartenere alla Natura e tutto ciò che della natura è selvatico, è "wilderness" come il lupo, è ormai molto lontano dalle nostre comode poltrone a fianco del termosifone e alla TV al plasma. Eppure, ogni volta che dobbiamo superare una prova impegnativa ci diciamo "in bocca al lupo", se piove è "un tempo da lupi" e se veniamo presi da raptus alimentari abbiamo "una fame da lupo". Insomma, siamo insospettabilmente circondati dai lupi.

Ma li conosciamo veramente o, come spesso succede, ci lasciamo condizionare dalle informazioni manipolate e approssimative che ci sommergono? La scorsa primavera nella nostra Sezione di Bologna, in qualità di Operatore Naturalistico del Comitato Scientifico, Operatore Tutela Ambiente Montano e Accompagnatore di Escursionismo, assieme a mio marito Luigi Mantovani e suo fratello Andrea (titolati come me) abbiamo organizzato, sull'esempio degli amici del CAI di Modena, un Corso di Escursionismo Naturalistico dal tema "Sulle orme del Lupo".

Credo di non aver mai provato una soddisfazione del genere prima d'ora nello scovare esperti appassionati, alcuni volontari come noi, che per puro ideale combattono accanitamente per proteggere e far conoscere questi meravigliosi animali. Avevo già letto documentazione inerente, ma ho imparato tantissime nozioni ascoltando le esperienze che provenivano direttamente dal cuore di questi ricercatori.

Quanta mitologia creata sul lupo nei secoli! E pensare che le popolazioni che meglio hanno vissuto in armonia con la natura, come gli indiani nord-americani, gli eschimesi e i mongoli lo hanno sempre venerato come divinità positiva, in quanto grande cacciatore e finissimo conoscitore dei fenomeni naturali, in grado di prevedere lo spostamento delle grandi mandrie captando "nell'aria" come sarebbe andato il tempo o cresciuto il foraggio. Questi popoli di cacciatori invocavano le divinità di riuscire ad avvicinarsi alla elevata saggezza, forza, coraggio ed abilità dei lupi, per poter essere in grado di sopravvivere in ambienti tanto difficili.
Inoltre lo rispettavano per le grandi responsabilità sociali che dimostrava andando a nutrire gli individui anziani o malati del branco o condividendo lo svezzamento dei piccoli della coppia dominante, unica riproduttiva.

E l'ululatoche tanto fa ghiacciare il sangue nelle vene a tutti? Innanzi tutto i lupi non ululano solo nelle notti di luna piena (secondo l'iconografia classica), ma quando è necessario per comunicare tra loro, mandarsi informazioni o celebrare il buon esito di una caccia (come un inno di esaltazione paragonabile al giubilo di una squadra vincente!).

Nella realtà oggettiva i lupi (Canis lupus) sono animali molto intelligenti, spesso giocherelloni (si fanno persino degli scherzi), con struttura sociale (laddove numerosi come nel Nord America) gerarchizzata ai cui vertici si trova la coppia dominante "alfa", ma democraticamente aperta all'apporto di individui più abili nelle varie attività che possono subentrare a condurre il branco come ad esempio lo stratega di caccia che dirige la battuta anche se individuo subalterno.
Hanno un fine repertorio di comunicazione, in parte ancora da scoprire, che coinvolge un'ampia varietà di odori (esempio tracciare i territori comunicando informazioni, urinare su tagliole per avvertire i cuccioli del pericolo, ecc), suoni (diversi tipi di ululati, abbai, ringhi e guaiti) e posture sia facciali (posizioni degli occhi, naso, orecchie, labbra, che insieme compongono tante "espressioni") che corporee (pelo eretto, coda più o meno abbassata, ecc).

In Italia la popolazione di lupi ha toccato i minimi storici negli anni '70 con circa 100 esemplari concentrati nella zona dell'Appennino Centrale probabilmente per una serie di cause quali la caccia (legale fino al 1971), scarsità di prede e declino dell'attività zootecnica montana.
Da allora la popolazione di lupo (specie definita "italica" per peculiarità morfologiche e genetiche) si è ripresa grazie alla protezione della specie (sia a livello internazionale, CITES (1975), che a livello europeo con la Convenzione di Berna (1981) e nazionale, Legge n. 157 "sulla caccia") e degli habitat naturali, allo spopolamento delle montagne, all'aumento delle popolazioni di ungulati selvatici.

Attualmente è difficile stabilirne il numero (forse 500) e la sua distribuzione interessa l'intera catena appenninica, dall'Aspromonte alle Alpi Marittime e si è estesa fino al Parco del Mercantour (Francia) e alle Alpi occidentali. Nonostante le iniziative conservazionistiche ogni anno vengono però abbattuti in Italia circa 60 lupi (quelli ritrovati) spesso per armi da fuoco o veleni, per negligenza o conflitti di natura economica (accentuati dai pregiudizi).

Studi recenti hanno rilevato che i branchi dei nostri lupi sono per lo più composti da 4 individui, la coppia e i due cuccioli dell'anno. La dieta principale del lupo è costituita da ungulati selvatici (principalmente cinghiali, spesso quelli feriti dalle battute di caccia oppure anziani o deboli) e se gli allevatori si muniscono, come un tempo, dei cani da pastore o attuano manovre di tutela come il ricovero serale, il fenomeno della predazione su animali domestici è abbastanza contenuto (di gran lunga inferiore ai danni provocati dai cinghiali ai coltivatori!).
Purtroppo in molte realtà, anche europee, si è perduta la cultura pastorale in cui si manteneva ben vivo il timore dei predatori e quindi l'attuazione di misure protettive: spesso gli allevatori non seguono più gli animali al pascolo né sono più in grado di addestrare cani.

Negli ultimi dieci anni lo studio sui lupi è cambiato drasticamente in quanto sono subentrate diverse strategie di indagine: in primis le analisi genetiche non invasive (analisi di DNA prelevato dalle feci ritrovate in ambiente), il monitoraggio tramite trappole fotografiche, lo snow-tracking (seguire le impronte lasciate su neve e tracciare i percorsi con GPS per definite i territori dei branchi), il wolf-howling (si stimolano i lupi a rispondere ad ululati riprodotti artificialmente per determinare il numero, la localizzazione e la composizione dei branchi) e la marcatura con radiocollari (collari emittenti onde radio per tracciare gli spostamenti di un individuo nel tempo), tracciature georeferenziate.

Da questi studi si evince che spesso si individuano coppie o piccoli gruppi familiari se non individui solitari in "dispersione" (alla ricerca di territori nuovi da occupare, ma tristemente soggetti a morte prematura), presenti in zone Parco o ricche di fauna selvatica, quasi sempre lontane da zone antropizzate.
Talvolta può capitare che il lupo si cibi di animali domestici (più facili da catturare), ma più spesso le predazioni vengono compiute da cani inselvatichiti (molto presenti in Italia) o anche solo cani incustoditi (con padrone ma non controllati di notte).
L'identificazione della causa di morte è sempre stata molto complessa (e di conseguenza anche attribuire i giusti risarcimenti richiesti dagli allevatori) ma recentemente sono stati definiti metodi di accertamento più standardizzati attraverso perizie medico legali: infatti la più rilevante differenza di predazione tra lupo e cane oltre alla localizzazione delle lesioni, è l'analisi tessutale delle carcasse.

Il lupo che è un abile cacciatore, morde le prede con grande precisione alla giugulare inducendo la paralisi dell'animale per shock vasomotorio e collasso cardiocircolatorio.
Il cane invece ha una scarsa abilità predatoria, effettua lunghi inseguimenti con alta dispersione di energie e gli animali si sfiniscono con sindromi politraumatiche ed edemi polmonari. Senza contare che in altri casi si trovano tracce di lupi che però hanno consumato prede già morte (prive di reazioni tissutali da lesioni da aggressione).

Il 24 novembre scorso ho partecipato ad un Convegno organizzato dall'Istituto nazionale della Fauna Selvatica (INFS) di Ozzano Emilia (Bologna), Istituto che da decenni promuove attività di ricerca ad alto livello sulla fauna italica oltre ad interfacciarsi a livello internazionale (purtroppo le ultime notizie sulla scarsità di fondi potrebbero portarlo alla chiusura). Il Convegno, tenuto a Bologna, riguardava la "Ricerca scientifica e strategie per la conservazione del lupo in Italia" e con grande piacere ho potuto conoscere e parlare con i più grandi esperti e ricercatori nazionali sul lupo, molti dei quali come il Prof Boitani e il Dott Boscagli operano da più di trent'anni nel settore.
La sala era gremita, molti giovani (e non) sedevano per terra con enorme soddisfazione di tutti quegli appassionati che per anni hanno speso ogni loro energia e sacrificio per la tutela di questo splendido animale.

Nel 1995 l'INFS partecipò ad un incontro col Ministero dell'Ambiente, Regioni, esperti e Associazioni per poi elaborare "Il Piano d'azione Nazionale per la conservazione del lupo" (www.minambiente.it). Questo è un piano d'indirizzo mirato alla conservazione di questa specie particolarmente minacciata, protetta e problematica.
Il Piano d'azione è stato attuato compiendo una sintesi di tutte le informazioni disponibili sulla biologia del lupo, un'analisi della sua distribuzione e demografia, l'identificazione delle minacce che ne mettono a rischio la sopravvivenza, l'identificazione delle problematiche di tipo economico, sociale e culturale legate alla presenza del lupo e la definizione degli obiettivi e delle azioni necessarie per assicurare la conservazione del lupo nel lungo periodo.

La gestione del lupo dovrebbe: essere basata sulle conoscenze scientifiche disponibili, essere coerente con le normative nazionali ed internazionali; tendere a diminuire i conflitti lupo-uomo; tendere a ridurre il bracconaggio (principale causa di mortalità); tendere ridurre i danni derivanti dalla predazione sul bestiame, aumentando le popolazioni di ungulati per accrescere la disponibilità di prede naturali, attuare misure di prevenzione dei danni diretti (recinzioni, cani da guardia, ecc.), prevenire i danni indiretti (ferite, fughe del bestiame, aborti, perdita del latte, ecc.), istituire fondi e politiche di risarcimento dei danni.

Questo piano indirizzato alle Regioni e alle Province, è stato presentato alla Convenzione di Berna nel 2002 e alla Commissione Europea nel 2003. Ora i Dottori Genovesi e Toso dell'INFS che hanno curato il Piano fanno il punto della situazione: non abbiamo ancora una procedura di applicazione pratica del Piano d'azione, ora stanno cercando di rivisitarlo per stabilire un coordinamento e una sinergia di azioni, in modo che ci sia integrazione con azioni internazionali e regionali.
Recentemente c'è stato un accordo tra Italia, Francia e Svizzera per proteggere la popolazione di lupo alpino, un inizio di attività firmato lo scorso 13 Luglio 2006 in cui avverranno scambi di informazioni, di personale, periodici incontri, informazioni preventive per le misure di gestione delle specie, eventuali piani di abbattimento da realizzare.
Inoltre, proprio il 9 Novembre 2006, il Ministro Pecoraro Scanio ha siglato un accordo transfrontaliero di collaborazione per la conservazione della biodiversità nell'ambito della Convenzione delle Alpi.

Purtroppo dobbiamo fare i conti con un bracconaggioendemico spesso senza alcuna repressione, ciò nonostante in molte Regioni si attuano politiche di prevenzione, si sperimentano tecniche di allevamento più compatibili, efficaci programmi di monitoraggio, misure di prevenzione e compensazione, con il coinvolgimento degli allevatori. Il Ministro dell'Ambiente ha incaricato l'INFS di scrivere al riguardo un Manuale che verrà terminato fine 2007.

Lupo simbolo della conservazione


Cosa occorre fare ora? Bisogna "fare sistema", stabilire una azione sinergica tra i Ministeri, le Regioni e gli enti locali in cui i gestori devono attuare le loro responsabilità ; ora c'è molto individualismo istituzionale e conflittualità. Occorre variare l'impostazione culturale vedendo il lupo non più come danno bensì come una risorsa per il forte richiamo che esercita sul turismo ambientale, in costante aumento, che con i suoi risvolti economici dovrebbe portare ad una accettazione anche da parte delle comunità locali.

SITOGRAFIA SUL LUPO



lifenatura.it/emilia-romagna/LifeLUPO

wwf.it/ambiente/librorosso/Lupo

www.canislupus.it

Altri speciali sul lupo in provediemozioni

www.regione.pmn.it/parchi/lupo

Pagina ricca di informazioni sui lupi a cura dell’utente idste, Stefano

Istituto Nazionale della Fauna Selvatica

CAI Bolognese

Libri e testi divulgativi consigliati:



* Boitani L., 1986. Dalla parte del lupo. G. Mondadori, Milano.

* Boscagli G., 1985. Il lupo. Carlo Lorenzini ed. Udine.

* Ciucci P. Boitani L., 1998. Il lupo, elementi di biologia, gestione, ricerca. Documenti tecnici INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), n°23

*Lopez B. H. Lupi, dalla parte del miglior nemico dell'uomo, "Of Wolves and Men " Piemme, II edizione 2003, pp. 432 nota di Fulco Pratesi,

* Ortalli G., 1997. Lupi, genti, culture. Uomo e ambiente nel medioevo. Biblioteca Einaudi 1997.

Testo di Milena Merlo Pich
Biologa,
Accompagnatore di Escursionismo (AE)
Operatore Naturalistico (ON) del Comitato Scientifico
Operatore Tutela Ambiente Montano (TAM)

Foto di Antonio Iannibelli e Fabbri Renato

 

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