La notte degli alberi caduti
Dopo il canto del pettirosso accadde l’imprevedibile, brividi selvaggi nel cuore di una fredda notte di gennaio
Di Antonio Iannibelli
All’imbrunire di una fredda giornata di fine gennaio ho scoperto semisepolto dalla neve un palco bellissimo di Daino. Sono rimasto meravigliato nel vedere una sola pala sbucare dalla neve, mi immaginavo un animale addormentato ma invece si trattava solo dello scheletro, solo una parte della robusta struttura di un grosso maschio adulto. Sono rimasto affascinato per molto, poi il canto del pettirosso mi ha fatto notare che era quasi buio e che avrei dovuto percorrere tutto il bosco in salita per almeno un ora prima di raggiungere la mia macchina.
Sono tornato ma senza mai riuscire a togliermi dalla mente l’accaduto, a passo svelto per non raffreddarmi e per sfuggire alle rabbie del fantasma Daino. Per tutto il viaggio, durante la notte e anche nei giorni successivi non sono riuscito a dimenticare, ma come è possibile che si lascia mangiare cosi facilmente?
Si certo è stato mangiato dai lupi non ci sono dubbi? Ma non mi rassegno al fatto che possa essere stato predato un animale cosi forte, penso che deve essere accaduto qualche cosa di strano, ho bisogno di trovare la spiegazione. Un animale in buona salute, esperto abbastanza per sapere quali sono i pericoli del bosco, ha almeno 9 anni, robusto con un palco massiccio per difendersi, è impossibile che possa finire miseramente la sua vita sbranato dai lupi.
Ho ripercosso a ritroso le sue ultime settimane di vita e finalmente ho trovato la soluzione, ecco come sono andate le cose:
Qualche minuto prima che suonasse la sveglia ho aperto gli occhi e ho visto una luce entrare dalla finestra, era la luna. Mi sono alzato presto come tante volte, mi sono affacciato e lei era li, splendida più che mai. Uscire con la luna e ritornare al buio è il massimo per chi vuole vivere emozioni di natura. Raggiunto la mia meta mi sono riparato vicino a un cespuglio di ginepro ad attendere il nuovo giorno. In questo territorio vive un branco di 10 lupi (caso eccezionale per il nostro Paese dove i pochi branchi sono formati al massimo da 8 esemplari) che da ormai qualche mese posso osservare con una frequenza settimanale.
Anche questa mattina è il canto del pettirosso a segnalare l’arrivo del nuovo giorno, ma stranamente nulla si muove è il silenzio a regnare.
Anche la luce tarda ad arrivare e non si vedono raggi di sole. Una magia.
Non respiro, non mi muovo non sento bisogno di fare niente. Non voglio essere io a rompere l’incantesimo, attendo che qualche cosa si muova, aspetto un rumore, una folata di vento. Non succede niente, nessun animale si vede e il cielo lentamente si spegne, sempre più grigio sempre più buio. E’ vero ogni nuovo giorno riserva sorprese ma oggi il nuovo giorno non arriva, succede qualche cosa di straordinario.
Poi alla mia destra tra gli aghi sottili del ginepro qualche cosa si è spostato. Con la coda dell’occhio ho notato un minuscolo movimento ma non ne sono sicuro e resto ad attendere ancora, immobile. Poi ancora un impercettibile movimento mi fa chiudere e riaprire rapidamente le palpebre, riesco a malapena a capire la direzione. Qualche cosa cade sulle mie ginocchia, appena in tempo per comprendere e svanisce irrimediabilmente sciolto dal calore del mio corpo. E’ la neve.
Si oggi l’alba è rimasta coperta dalle nuvole e gli animali sono rimasti al riparo nel bosco, prevedendo l’arrivo della neve. Uno, dieci, cento, miliardi di morbidi e leggeri fiocchi si accumulano piano e tutto diventa meravigliosamente candido.
Non posso restare.
Dopo lunghi giorni di neve, ritorna finalmente il sereno, e posso godere dello straordinario paesaggio ammantato. Resto fino a tardi, con la speranza di vedere i selvatici alla ricerca del cibo. Ci sono tutti, daini, cervi, cinghiali, caprioli, e ci sono anche loro, i lupi. Tutti con il necessario bisogno di mangiare. I cervi possono scorticare facilmente e nutrirsi di cortecce, i cinghiali grufolare sotto la neve e trovare tuberi e radici, i caprioli brucano cespugli piegati dalla neve e foglie di rovi.
I daini in particolare però cercano sempreverdi, l’edera arrampicata sugli alberi è un buon nutrimento per tutti, ma finito di brucare la parte bassa in poco tempo si resta senza cibo. Gli animali sanno però che la neve non è solo carestia, il più vecchio degli ungulati invita il branco a non sprecare inutili energie e ad attendere ancora un poco.
Anch’io oggi posso restare, il passaggio dal giorno alla notte è altrettanto magico, con la neve e la temperatura mite ancora di più. Si fa notte e tutto ritorna in silenzio. Silenziosità interrotta violentemente da un grosso scoppio, lontano nel vallone più a destra. Poi ancora quelli che sembrano spari sono in realtà alberi che cedono all’appesantirsi della neve e si spezzano. Gli alberi, si tratta di carpino nero, che vivono nelle coste esposte a nord sono spesso attaccati dall’edera che trattiene troppa neve fino a provocare la strozzatura del tronco. Soprattutto nelle notte di freddo gli alberi cedono al peso della neve e si assiste ad una specie di ‘fuoco d’artificio senza luci’. Chi vive in campagna conosce bene questi eventi, e anche i daini dopo giorni di digiuno sanno che finalmente si mangia.
Il grande daino alzando orgoglioso il palco si fa strada ondeggiando sulla neve e guida il branco dritto tra gli alberi caduti. Qui ogni anno ormai da molto tempo i daini si nutrono e sopravvivono anche agli inverni più rigidi.
In ogni caso alcuni animali più deboli durante l’inverno muoiono di fame semplicemente perché non hanno energie a sufficienza per aspettare, si tratta di selezione naturale. Questo accade anche tra i predatori, i lupi più giovani e poco robusti muoiono semplicemente di fame. Per alcuni quindi non ci sono ‘fuochi d’artificio’, ma per chi sopravvive è il segnale che la carestia sta per finire. Anche i lupi naturalmente conoscono bene le notti dei botti e sanno che li gli ungulati
ci saranno sicuramente. Molte volte i dominanti hanno tentato di catturare i daini seguendoli o aspettandoli all’agguato ma con scarso successo. Solo che i lupi possono aspettare di più, e catturare chi è già debilitato dalla fame è molto più facile. Quest’anno pero il cibo scarseggia anche per i lupi e allora dopo 'la notte degli alberi caduti' il branco preceduto dalla coppia dominante tenta un agguato ai daini. Nottetempo si dirige nel vallone e aspetta, senza fretta. I lupi sono cacciatori di poco successo, preferiscono nutrirsi di carogne putrefatte piuttosto che rischiare di essere feriti dalle ‘pale’ di un daino, ma quando la fame avanza allora diventano dei veri strateghi. Il branco si è disposto a ‘ferro di cavallo’ nella parte bassa del canalone, dove gli alberi sono caduti a decine durante la notte. La coppia dominante invece attende a monte l’arrivo degli ungulati.
I daini hanno fame e si dirigono nella zona durante la notte, sono almeno 10, possono nutrirsi finalmente a volontà. La fame e il fatto di essere guidati da un capo indiscutibilmente forte fa si che gli animali non si accorgano affatto della presenza dei lupi. I predatori sanno che non sarà facile ma per sfamare il branco bisogna tentare comunque e curare tutto nei minimi particolari, allora l’esperienza dei più vecchi è assolutamente necessaria. In passato i tentativi di catturare i daini erano falliti, per aver attaccato troppo presto, per non aver chiuso bene tutti passaggi, per l’inesperienza dei giovani lupi e soprattutto per l’inaspettata agilità dei daini che possono fare salti lunghissimi e scavalcarli senza difficoltà.
I giovani lupi attendono irrequieti l’arrivo delle prede e i segnali degli adulti. Quando al naso dei lupi arriva l’odore forte degli ungulati è ancora buio e nel bosco non si vede affatto. I lupi sanno che è fondamentale tentare l’agguato a distanza ravvicinata altrimenti i daini non li prenderanno mai, cosi quando è ormai giorno da qualche ora e gli erbivori hanno la pancia stracolma di edera decidono che è il momento giusto. Intanto i predatori appostati possono fiutare forte l’odore e sentire ogni movimento delle loro prede ma sanno che non possono prendere nessuna iniziativa, possono solo aspettare che i veri cacciatori sferrino finalmente l’attacco.
Attacco che tarda ad arrivare, i dominanti stanno tentando di avvicinarsi camminando con cautela sulla neve, ma il fitto del bosco non consente di vedere bene la preda e non vogliono per nessun motivo perdere questa grande occasione.
Poi una giovane preda si sposta senza rendersi conto verso un piccolo tronco caduto e ancora carico di verde foglie di edera, esattamente dove il capobranco maschio dei lupi era acquattato. Un breve scatto e per la giovane è finita per sempre. Stretta alla gola dalle potenti mascelle l’animale può solo cercare un appoggio con le gambe che rivolte però verso l’alto si agitano invano nel vuoto. Con una reazione immediata i daini sono scappati senza avere il tempo di coordinare i loro movimenti e anche il vecchio maschio evitando di correre verso la montagna dove si trovavano i cacciatori si e diretto verso valle senza rendersi conto che nello stretto canale la neve accumulatosi è diventata una trappola anche per lui.
Intanto il branco eccitato dalla fuga affannata dei daini, è riuscito a catturare un giovane maschio che per fuggire nella direzione opposta si è trovato esattamente tra due grossi lupi, e una femmina adulta affondata nella neve dopo un disperato salto.
Nessuno però aveva seguito la corsa del grande daino capobranco, che era sprofondato nella neve e che ad ogni tentativo di saltare scendeva irrimediabilmente più in basso.
Per i lupi finalmente è arrivato il momento di mangiare e in pochi minuti i tre daini catturati vengono completamente svuotati delle interiora e mangiati in gran parte. La femmina finita per prima tra le fauci muove solo a malapena le sue sottili zampe mentre due lupi si nutrono avidamente delle sue carni. La fine più crudele è riservata però al più forte e più grosso dei daini, i lupi non si avvicinano, hanno paura del palco appuntito e temono il grande vecchio che tante volte li ha scacciati. Per adesso non hanno fame, possono aspettare. Man mano tutti i lupi si accerchiano intorno al daino e increduli lo osservano. Sfinito dopo alcuni giorni anche il grande ungulato è stato mangiato dai lupi. Un attacco perfetto che ha portato alla cattura inaspettata anche del capobranco, in questa rara occasione i lupi hanno avuto dalla loro parte la fortuna e forse i daini non si aspettavano un branco compatto e cosi numeroso. Le nevicate abbondanti in questo territorio sono rare e per gli animali selvatici è difficili prevedere quali pericoli nasconde. Inoltre la neve alta consente ai lupi di camminarci sopra senza grosse difficoltà per l’ampio appoggio del piede che si può allargare anche oltre un diametro di 10 cm, mentre per gli ungulati che camminano appunto sulle unghie hanno un appoggio strettissimo meno di 5 cm e affondano facilmente.

