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La leggenda del misterioso volatile più famoso del mondo, e i segreti del suo comportamento.
Di Antonio Iannibelli
Spesso gli abitanti dell’Italia meridionale invocano il cuculo per sapere del proprio destino, in modo particolare quando si devono sposare o quando sarà il momento del sonno eterno. Se il cuculo risponderà con ogni gorgheggio intonato sarà ancora un anno di attesa. Per quanto ho potuto verificare si tratta quasi sempre di donne che in particolar modo si affidano al prodigioso canto, anche per conoscere il destino dei propri compagni.
La leggenda popolare racconta che zaMarianna, una anziana signora del Pollino si rivolse al cuculo, per sapere quanti anni gli restavano ancora da vivere con questa filastrocca:
Cuculo cuculo mio gentile
Con la barba a banzettile
Con il muso a pignatiello
Quanto devo stare per mettermi l’anello?
Dopo diversi ritornelli la vecchia ricevette la risposta dal cuculo con tre canti ripetuti :
Cucù, cucù, cucù
Allora la donna in età avanzata consumò tutti i suoi beni sapendo che allo scadere del terzo anno sarebbe morta. Ma così non fu e passato i tre anni la sfortunata signora si ritrovò senza nessuna cosa per sopravvivere, visse costretta a mendicare. Mentre chiedeva l’elemosina ripeteva all’infinito la seguente cantilena:
ZaMarianna è arrabbiata che il cuculo l’ha ingannata
Fate l’elemosina a zaMarianna che il cuculo gli ha rubato gli anni
----- A iastima du picuraru -----
La maledizione del pastore
Sembra che un longevo pastore trovava tutte le mattine la secchia per mungere il latte sporca degli escrementi del cuculo. Non riuscendo ad allontanare il pennuto dal suo ovile gli mandò una maledizione:
Ci vuoi reste con la sicchia nel culo
Ti possa restare la secchia attaccata al sedere
Sembra infatti ancora oggi che la composizione delle penne nel sottocoda del cuculo formi una specie di secchiello. Gli abitanti del pollino ne sono sicuri e credono ciecamente nella maledizione del pastore.
In tempi non molti lontani in effetti i pastori a primavera mungevano il gregge all’aperto ed era uso appendere il tipico secchio da mungere ai rami di un grosso albero che normalmente si trovava nei pressi dello stazzo. Il cuculo (ma non solo) probabilmente appollaiato sull’albero emettendo gli escrementi è probabile che potevano finire anche nel secchio, ma mio nonno mi racconta di aver visto proprio dormire il cuculo nel recipiente. Il contenitore del latte era fatto di rame ma spesso anche di legno, e nelle notti di vento forte doveva essere un irresistibile riparo per il misterioso uccelletto.
----- A dittata -----
Alcuni detti calabro lucano
- “Ai sintutu u cucco”
Ai sentito il cuculo?
Se si “per quest’anno non muori più”
Se no “Stai attento che protesti anche morire”
- “Quistu u cuccu nunnu senta chiù”
Questo il cuculo non lo sente più
Riferito a persone o animali vecchie e ammalate, essendo malaticce si ritiene che non arriveranno a primavera per riascoltare il cuculo. Anche per mandare una maledizione a persone disoneste si dice: Stai attento che potresti non sentire più il cuculo.
- “Venese a nidu fattu cumu u cucco”
Vieni a nido fatto come il cuculo
Indirizzate a persone che arrivano in ritardo, quando il lavoro e già finito o quando le cose da fare sono già ultimate. Arrivi quando è già tutto pronto come il cuculo che fa le uova nel nido già fatto da altri uccelli. Indirizzato anche a persone poche propense al lavoro manuale o che evitano con cura di impegnarsi anche nei piccoli incarichi. Si dice anche che sei un parassita come il cuculo vivi del lavoro e delle idee degli altri.
La data di arrivo del cuculo è fissata dal popolo Pollinese già dai suoi vecchi antenati nel giorno 8 di aprile di ogni anno, è talmente radicata questa convinzione (infatti ancora oggi è proprio intorno a quella data che arriva nelle terre meridionali il famigerato volatile, solo con qualche giorno di scarto) che altri detti popolari vengono ripetuti ai primi segnali di primavera:
- “L’otto di aprile seu cuccu u narrivatu o ie muortu o sannicatu”
Se l’otto di aprile il cuculo non è arrivato o e morto o si è annegato
- “Se il nove non è venuto o ie muortu o sa perduto”
Se il nove di aprile non è venuto o e morto o si è perduto
- “U cuccu canta quannu ciove”
Sembra che il cuculo sia particolarmente gioioso quando piove, ma questo può essere legato al fatto che arriva nella stagione delle piogge ed soddisfatto anche per aver raggiunto il territorio desiderato. Si dice anche che quando piove le cicale smettono di cantare e il cuculo ne approfitta per farsi sentire meglio, ma queste è la tecnica di molti atri uccelli. Cantare quando non si sente altro è il miglior modo per segnalare il possesso del territorio.
- “Quannu canta la zicala u cucco, priestu sinne vade”
Quando cantano le cicale il cuculo non canta più, e presto se ne andrà. Infatti il cuculo si ferma nelle nostre terre i l tempo necessario per riprodursi (a scrocco) e poi ripartire per i paesi di svernamento.
- Alcune vecchie canzoncine ancora oggi vengono usate, soprattutto come inno alla primavera e come scioglilingua tra i bambini, sempre riferite al cuculo e alla sua presenza:
Cucù, cucù, la neve non c’è più
E arrivata la primavera con il canto del cucù
Cucù, cucù l’aprile non c’è più
E ritornato maggio al canto del cucù
I dittate antichi u sbaglianu mai
Gli anziani saggi finiscono sempre il loro racconto sottolineando che: I detti antichi non sbagliano mai.
Buona fortuna e cento cuculi ancora da ascoltare.
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