Memorie del Buio: viaggio nelle abbandonate
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Mercoledì 18 febbraio 2015 ore 21,00
A.C. Provediemozioni.it (Centro Sportivo Barca Bologna)

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Siamo , quindi amiamo gli ambienti sotterranei, ci piace percorrerli, guardarli e fotografarli. Tra questi ambienti prediligiamo le cavità artificiali come le miniere. L’attività estrattiva era abbastanza diffusa in tutta Italia; ma dai primi anni sessanta agli anni  ottanta le miniere sono state chiuse e oggi la quasi totalità è abbandonata.
Perché cercare e ri-esplorare le cavità artificiali, in particolare le miniere abbandonate, che sono luoghi, nella migliore delle ipotesi, pericolosi, remoti e difficili da trovare?

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Perché il fascino che questi luoghi esercitano, secondo noi è molto forte; non solo perché sono ambienti sotterranei, dove appaiono dal buio le attrezzature, i mezzi, gli ascensori, ma anche perché testimoniano la storia dello sfruttamento minerario da parte di un numero esiguo di compagnie se paragonato ai milioni di uomini che per loro hanno lavorato e perso la vita. Per ascoltare le memorie del buio: la memoria del lavoro, della tecnologia, della fatica, dell’ingegno, degli uomini che ci sono vissuti e delle loro lotte sociali.

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Le foto che presenteremo durante la serata sono state scattate in molte miniere della catena Alpina, nell’Appennino riminese e in altre parti d’Europa. Nelle miniere che abbiamo visitato, fotografato e filmato erano estratti diversi materiali come ad esempio: ferro, barite, fluorite e zolfo.
In alcune di esse esistono ancora testimonianze delle coltivazioni medioevali in piccole aree; ma il periodo dalla metà dell’ottocento agli anni settanta/ottanta rappresenta il massimo sfruttamento di questi impianti. Durante la serata verrà presentata anche la ri-esplorazione della Miniera di Perticara, che si apre nel comune di Novafeltria (RN) ed è stata nel periodo del suo massimo splendore la miniera di zolfo più grande d’Europa, con un’estensione di circa 50 Km di gallerie. La miniera di zolfo presenta una criticità piuttosto importante, in molte gallerie c’è una forte carenza di aria respirabile, manca drasticamente l’ossigeno e sono presenti sia gas tossici sia gas esplodenti. Gli speleologi, per poter percorrere le gallerie, devono utilizzare attrezzature particolari come autorespiratori e misuratori di gas.

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L’attività mineraria ha costituito la principale fonte di lavoro per le popolazioni dei territori interessati, plasmandone la cultura e il modello di vita; ad esempio un paio di valli nelle Alpi Orobie, in provincia di Bergamo erano dette “” a causa della mortalità maschile elevatissima  per la silicosi contratta in miniera. Nel caso del Montefeltro, a vocazione principalmente rurale, il paese di Perticara, rappresentava un ambiente operaio con dinamiche sociali completamente differenti dai luoghi limitrofi. La chiusura di questi luoghi ha spesso trascinato nell’abisso le economie dei territori, costringendo la popolazione all’emigrazione forzata verso altre fonti di reddito.

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Esplorare, rilevare e documentare oggi le miniere abbandonate significa strapparle all’oblio, conservarne la memoria e portare un piccolo tributo di rispetto ai tanti uomini che nelle miniere hanno lavorato e perso la vita, consentendo a tutti noi di condurre una vita, tanto avida di materie prime.

Giovanni Belvederi e Maria Luisa Garberi – Biografia

Siamo e speleologi del Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese dalla fine degli anni ’70 e da tanti anni ci piace fare foto nel mondo sotterraneo, prima nelle grotte naturali e poi nelle cavità artificiali. In questi ultimissimi tempi ci siamo approcciati anche al mondo dell’immagine in movimento, realizzando i nostri primi video di ambiente minerario.
Riteniamo che fotografare questi luoghi sia indispensabile per renderli reali e visibili ad altre persone, insomma dare una forma al buio!
Abbiamo pubblicato numerosi articoli corredati dalle nostre foto su riviste del settore speleologico e presentato lavori a congressi scientifici nazionali ed internazionali.
Attualmente partecipiamo attivamente, coordinando la parte mineraria, al progetto “Gessi e Solfi della Romagna-Orientale” della Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna; il progetto si occupa di esplorare, rilevare e documentare  le cavità naturali ed artificiali dell’area che si estende dalla bassa Valle del Savio fino al confine con le Marche.
In collaborazione con la Cooperativa SkyMine, che gestisce turisticamente alcune miniere della valle di Scalve e della Val Trompia stiamo sviluppando un progetto di ri-esplorazione e documentazione del complesso minerario della Manina.