La foto di copertina è Boulevard du Temple di Daguerre 1838 (le altre foto sono di Andrea Izzo)

di Monica Mazzolari 

Quando ad una serata dell’Associazione Antonio (il Presidente) ci ha presentato la possibilità di partecipare ad un sul con il docente della , Giancarlo , abbiamo pensato subito che ci sarebbe piaciuto partecipare. Quello che sapevamo sul reportage non era molto, ma l’idea di approfondire le nostre conoscenze su come raccontare storie per immagini ci ha da sempre affascinato e interessato.

Il workshop si articolava su tre giorni, in cui venivano inizialmente affrontati gli aspetti teorici in cui si fornivano agli allievi, le conoscenze tecniche e culturali su questa tipica forma di linguaggio visivo, e la mattina seguente grazie alle nozioni apprese in precedenza, si usciva sul campo per la parte pratica in cui ognuno avrebbe prodotto un proprio lavoro di fotoreportage.
Successivamente ciascun corsista avrebbe selezionato le foto migliori da mostrare al relatore, in modo da poterle valutare e discuterne con lui per dare forma al miglior racconto fotografico possibile, da proiettare poi la mattina seguente e condividerlo con tutti gli altri partecipanti, per un momento pratico teorico di lettura e discussione dei reportage ottenuti.

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Nella serata di venerdì 18 gennaio alle 20 è iniziato il nostro workshop teorico pratico di reportage, con la valida presenza di un fotografo professionista di grande competenza ed esperienza: Giancarlo Torresani. In questa prima parte attraverso una serie di proiezioni di immagini e slides didattiche prende avvio una riflessione teorica e un’analisi delle immagini più rappresentative del genere; in modo da poter comprendere meglio quali caratteristiche, tematiche e filosofie sottendono il reportage, quali sono i punti cardine di questo genere e le impostazioni tecniche che meglio prestano servizio agli obiettivi comunicativi del fotografo.
Attraverso alcuni cenni storici, la visione e lo studio delle foto dei più famosi fotografi nell’ambito, abbiamo avuto chiari esempi su come sia possibile costruire un racconto con immagini collegate fra loro da uno stesso tema, in grado di dar vita alla rappresentazione di un accadimento durante il suo scorrere, o la forza narrativa di una sola foto capace di imprimere nella memoria un attimo fine a se stesso o un momento improvviso e irripetibile.

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La mattina seguente alle 8,30 ci siamo ritrovati in centro a per mettere in pratica le nozioni e indicazioni propedeutiche acquisite la sera prima e realizzare un nostro progetto di reportage. La prima cosa da fare era individuare un progetto: cioè un evento, una situazione, un messaggio, un’idea, che potesse essere il filo conduttore di una sequenza di immagini, che così rappresentato desse vita ad un racconto.
Il tema scelto poteva avere diverse finalità, ma doveva possedere un proprio svolgimento e una propria costruzione sequenziale per diventare una storia.
Determinato ciò, si è reso necessario anche fermarsi ad individuare il linguaggio migliore per rappresentare quello che si desidera comunicare, utilizzando la tecnica e l’inquadratura ritenuta più consona allo scopo.
In questa fase di ideazione, in cui occorre concepire e creare una storia, un tema o un racconto abbiamo rilevato la più grande difficoltà, per l’immediata mancanza di idee e di intuizioni, e trascorre quindi molto tempo prima di riuscire a trovare un tema/obiettivo per il nostro reportage, perché ogni idea che ci viene in mente ci appare fuori tema, o banale, retorico e scontato o già visto.
All’intuizione originale e geniale non siamo mai giunti , ma entrambi ci siamo appassionati ad osservare e fotografare la realtà di vita quotidiana in cui eravamo immersi, sviluppando due temi di taglio sociale, come specchio di una realtà che ci circonda.
Dopo una stressante e lunga caccia fotografica in cui pioggia e buio hanno complicato e intricato il nostro lavoro, siamo giunti alla fase di editing per dare forma al nostro lavoro e selezionare le foto migliori del nostro progetto.
Abbiamo creato una cartella con 15 foto, più 5 di scorta da mostrare al docente in un momento singolo e personale, con tempi prenotati per ciascun corsista.
Torresani ha potuto osservare le foto da noi realizzate e attraverso i suoi commenti, consigli e critiche costruttive, è stato possibile imparare molto per migliorare la propria tecnica personale e approfondire molti aspetti legati alla fotografia di reportage.
Infatti grazie alla visione e alla lettura delle diverse foto, si è concretizzata la possibilità di discutere di tecnica e di approccio al reportage, e soprattutto cogliere la maestria e la grande capacità con cui Torresani riusciva a legare le diverse foto da noi scattate, creando un lavoro d’insieme in cui nessuna immagine era fine a se stessa ma diventava parte integrante di un componimento più ampio e complesso dotato di un’armonia interna di rara fattura.
Terminiamo questa giornata alle 22,30 stanchi, esausti ma soddisfatti del nostro lavoro e di quello che abbiamo imparato.
Dopo una nottata ristoratrice, ci rincontriamo la mattina seguente alle 9,30 per la video-proiezione delle foto con lettura da parte di Torresani dell’opera prodotta da ciascun autore.

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Qui abbiamo avuto una piacevole sorpresa perché Torresani, finita con noi la fase di editing, ha continuato da solo il suo prezioso lavoro. Unendo i nostri reportage in un’unica sequenza logico-espressiva e comunicativa, in cui è riuscito a creare un reportage nel reportage, sviluppando un lavoro d’insieme,unitario, ampio e articolato, composto dalla fusione di ogni singolo reportage da noi realizzato che collegandosi l’uno all’altro ha formato un nuovo lavoro finale di maggior spessore e qualità.
Questa presentazione finale è stata accompagnata da ricche ed estese descrizioni e revisioni del lavoro svolto da ciascun corsista da parte del docente. Si è così potuto visionare e descrivere gli scatti da noi effettuati, integrati da utili e preziosi commenti e consigli.
Questa proiezione ha dato vita ad un momento di confronto e di discussione tra tutti i partecipanti, in cui è stato possibile comprendere meglio quello che stà dietro ad uno scatto, ad un progetto di reportage, ad uno stile, a un modo di approcciarsi al soggetto tipico di questo genere.
Si sono appresi suggerimenti e consigli pratici su come muoversi in varie situazioni, su come migliorare i sistemi di ripresa e le proprie capacità di editing delle immagini. E’ stata un’ottima occasione, arricchita anche da momenti di ilarità e allegria, per affinare la sensibilità personale nella lettura delle immagini e l’abilità di ciascuno di comunicare attraverso il linguaggio fotografico.
Ci si è coinvolti ed entusiasmati per i lavori di tutti, rinforzando positivamente gli sforzi e l’impegno di ciascuno che ha poi portato alla creazione e al raggiungimento di buoni od ottimi prodotti finali.
Ma la sorpresa più grande e più bella è stata quando Torresani ci ha comunicato che a seguito del nostro lavoro, avremmo ottenuto un attestato di partecipazione all’attività didattica “workshop: il reportage fotografico e le sue forme” da parte della FIAF e sua ovviamente, questa notizia inaspettata e imprevista, sottaciuta fino all’ultimo da Antonio, ci ha fatto un immenso piacere e data grande soddisfazione!

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A fine mattinata un clima di grande contentezza, complicità e buonumore ci univa e una foto ricordo di tutto il gruppo ha immortalato l’ultimo atto di questa intensa e ricca esperienza, in cui ognuno è tornato a casa con qualcosa in più, ha provato emozioni nuove e si è arricchito di importanti nozioni che prima non aveva .
Questo workshop ci ha permesso di infondere nuova forza creativa al nostro modo di scattare, migliorando il nostro “occhio fotografico” e la capacità di raccontare una storia attraverso le immagini, imparando a cogliere situazioni, eventi, fatti nell’attimo stesso in cui accadono.
Abbiamo imparato a studiare l’ambiente esterno per interpretare e raccontare nel modo più completo e corretto la realtà che si vuole far emergere, individuando e mettendo in pratica i differenti momenti della realizzazione di un reportage fotografico. Insegnamenti che ci conducono ad amare ancora di più la fotografia.
E come degno finale di questa bella esperienza, non potevamo non rinfrancarci dagli sforzi compiuti con un ottimo pranzo di gruppo al ristornate, brindando alle sfide superate e ai nuovi traguardi raggiunti accanto a degli ottimi compagni di avventura.