Di – Responsabile laboratorio fotografico “

Devo ammettere che è stato difficile mettere assieme quello che abbiamo fatto in laboratorio riguardo questo argomento senza avere la pretesa di fare un altro dei milioni di tutorial che esistono in rete. Così ho pensato che fosse più utile per i soci che regolarmente visitano questo sito dare loro una versione molto pratica di quello che abbiamo fatto, cosicché nel caso volessero provare a farlo a casa, possano avere abbastanza dettagli tecnici per farlo.

Chi di voi ha seguito i vari appuntamenti del laboratorio, pur non avendo mai partecipato, saprà come si svolgono gli appuntamenti. Prima di tutto si sceglie un argomento. Poi prima di cominciare a fotografare si guardano un po’ di foto online scattate da altri fotografi sull’argomento. Guardare il lavoro di altri fotografi e sopratutto chiedersi “ma come avrà fatto?” è uno degli approcci migliori secondo me per avvicinarsi ad una tecnica sconosciuta. Dopo aver scelto più o meno il genere di foto si entra in sala posa e si comincia col cercare di ricreare il tipo di illuminazione delle foto che maggiormente hanno attirato l’attenzione dei partecipanti. A volte siamo stati fortunati ad avere tra i nostri soci una ragazza che si prestasse a posare da modella, ma non sempre, e nelle occasioni in cui non c’era una modella abbiamo dovuto rivolgere la nostra attenzione su oggetti inanimati, sempre tenendo presente che l’obiettivo della serata era imparare ad usare l’attrezzatura da studio che era a nostra disposizione, e in un certo senso, imparare a domare la luce in modo da usarla esattamente nel modo che avevamo in mente.

Di seguito dunque sono riportate alcune delle foto migliori che sono state eseguite dai soci partecipanti, affiancate allo schema di luci che è stato usato e qualche riga di commento. In particolare ho adoperato un software online, molto utile in questo caso, per mostrare i vari schemi di luce usati. Se volete anche voi giocare con le luci virtualmente potete visitare il sito: www.lightingdiagrams.com/Creator.

Cominciamo da uno schema di luci molto semplice, come quello indicato in foto 1, composto da una sola luce flash con ombrello riflettente da un lato della modella e uno sfondo nero. Tipicamente questo setup è caratteristico di foto in stile , in cui c’è prevalenza di toni scuri. I risultati ottenuti sono riportati nelle foto 2 e 3.

Foto 1

Foto 1

Foto 2

Foto 2

Foto 3

Foto 3

Utilizzando invece il singolo flash posto quasi in direzione opposta rispetto alla macchina fotografica, come indicato nello schema in foto 4, il risultato può essere un po’ diverso come quello in foto 5.

Foto 4

Foto 4

Foto 5

Foto 5

Se invece si usa un diffusore, comunemente chiamato anche softbox, come nello schema in foto 6, la luce anche se di taglio risulta più morbida e genera un’atmosfera particolare come quella in foto 7.

Foto 6

Foto 6

Foto 7

Foto 7

Lo schema in foto 8, che è poi uguale a quello in foto 1, con la posizione del flash invertita e senza ombrello riflettente, è stato utilizzato per la realizzazione delle foto 9 e 10.

Foto 8

Foto 8

Foto 9

Foto 9

Foto 10

Foto 10

Uno schema davvero inusuale che ha portato a dei risultati a mia opinione molto creativi è quello usato per la foto 11, che non è altro che lo schema in foto 8 con l’aggiunta di un flash montato appena sotto all’ombrello tenuto dalla modella (che è un ombrello da studio riflettente) rivolto verso la parte riflettente dell’ombrello stesso.

Foto 11

Foto 11

Tutti gli schemi presentati fino ad ora si riferiscono chiaramente allo stile fotografico low key che è caratterizzato da poche luci direzionate con precisione per ottenere l’effetto desiderato. Lo stile fotografico è invece caratterizzato da più punti luce, sfondi generalmente chiari e dal punto di vista espressivo si rivela spesso più facile da ottenere tecnicamente rispetto al low key. Per quanto riguarda lo stile durante i laboratori abbiamo usato uno schema di luci abbastanza basilare, come quello indicato nello schema in foto 12. In questo schema c’è uno sfondo bianco illuminato da due luci, una luce principale con ombrellino bianco traslucido che illumina il soggetto e un pannello riflettente per riempire le ombre della luce principale. Le immagini ottenute con questo schema sono mostrate nelle foto 13, 14 e 15 (in copertina).

Foto 12

Foto 12

Foto 13

Foto 13

Foto 14

Foto 14

Lo stile fotografico high key è anche molto diffuso nelle foto di still life. Per questo scopo uno schema di luce che abbiamo utilizzato è mostrato in foto 16, in cui solo lo sfondo è illuminato. Questo schema si è mostrato particolarmente adatto ad esaltare la trasparenza del vetro e dell’acqua nella foto 17, per la cui realizzazione c’è voluta la partecipazione attiva di tre persone: una per reggere il bicchiere, una per versare l’acqua e una per scattare la foto.

Foto 16

Foto 16

Foto 17

Foto 17

Infine questo primo ciclo di laboratori sulle tecniche high e low key è stato senza dubbio molto interessante e ha portato tutti i partecipanti a capire sicuramente meglio il lavoro che c’è dietro la scelta e la realizzazione dei diversi schemi di luce. Per questo motivo spero che questa attività continui piacevole e prolifica come lo è stato fino ad ora e ci porti ad esplorare molte altre diverse tecniche fotografiche nelle quali la corretta gestione della luce artificiale rappresenta la sfida principale.

Chiunque volesse avere informazioni più dettagliate sull’attrezzatura utilizzata per realizzare i vari schemi di luce è sicuramente benvenuto a venirci a trovare in laboratorio, o in alternativa, può indirizzare le domande via email a: fely_cita@libero.it.