di Marco Albertini

Autunno.

Colori, pioggia, profumi, vento. Le giornate che si fanno sempre più buie, la luce che diminuisce la sua intensità e potenza. Forse è la stagione che gli amanti della natura, specialmente gli appassionati di paesaggi e scenari montani, aspettano con più trepidazione e vivono più intensamente.

Quale migliore occasione per un sano, rilassante e suggestivo tra gli estesi boschi del nostro Appennino bolognese?

Per i vicoli di (Sergio Monti)

A poco più di un’ora di macchina da Bologna e 6 km da Porretta Terme si trova Castelluccio, piccolo centro che da un crinale a 800 m di altezza domina tutte le valli circostanti; alle sue spalle l’imponente parete est del massiccio del Corno alle Scale veglia sul paese, alla cui entrata si trova l’elegante : l’edificio originario risale al XVI secolo ed appartenne per qualche secolo alla nobile famiglia dei Nanni-Levera che successivamente lo alienò alla famiglia dei Manservisi nel secolo XIX. Gli esterni del castello possono essere considerati un compendio dell’artigianato della pietra scolpita a mano che operava sul nostro Appennino sul finire del XIX secolo. Anche un qualificato artigianato del legno ha lasciato la sua firma: come dimostra all’esterno l’infisso di cui è corredata la porta d’accesso dell’edificio ed all’interno i cassettoni di legno e le pareti con rivestimenti lignei. Il castello fu donato da Alessandro Manservisi alla colonia per bambini che per tanto tempo ha portato il suo nome. Attualmente le sue ampie sale ospitano un ristorante ed offrono rappresentano uno splendido ambiente dove poter allestire mostre o organizzare conferenze o dibattiti.

Castello Manservisi di notte (Simone Bergonzoni)

Davanti ad una così ghiotta opportunità, tutti noi soci abbiamo deciso di organizzare, preparare ed allestire, per il penultimo sabato di ottobre 2010, una mostra fotografica collettiva dal titolo “Natura di casa nostra”: flora, fauna, paesaggi del nostro Paese, tematiche che rappresentano uno degli obiettivi da perseguire e salvaguardare da parte dell’associazione stessa, diffondendo la cultura fotografica e naturalistica; per valorizzare ulteriormente l’evento, per il giorno successivo ho programmato un’escursione fotografica al Santuario della , uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti dell’intero territorio bolognese.

Due giorni lontani dal caotico mondo cittadino, per rallentare, riposarsi, ritrovare ritmi più..naturali!!

La mostra viene inaugurata al sabato pomeriggio: le foto sono esposte al piano superiore, mentre in una sala al piano terra viene proiettato uno slideshow delle foto esposte, preceduto da una vivace conferenza ed interessante dibattito dove intervengono Antonio Iannibelli e Maria Perrone (Presidente e Vicepresidente di Provediemozioni.it), Stefano Semenzato (socio della pro-loco di Castelluccio che attualmente gestisce il castello e che gentilmente ci ospita in questa insolita dimora), Aniceto Antilopi ed un altro paio di soci.

Al termine dell’inaugurazione (accompagnata da un ricco buffet), eccoci in giro per le strade di Castelluccio, macchine fotografiche in mano, per fotografare il tramonto-o meglio a tentare di fotografare il tramonto, visto che la giornata nuvolosa non lascia passare che qualche debole raggio di sole, il quale, quasi intimidito ed impaurito nel vedere tutti quegli obiettivi puntati verso di lui, corre a nascondersi velocemente dietro alla montagna, lasciandoci solo con un paio di scatti nelle nostre memory card.

Tentativo di tramonto (Marco Albertini)

Ma abbiamo subito occasione di tornare di ottimo umore quando, un’oretta più tardi, ci sediamo a tavola per gustare la deliziosa cenetta con prodotti tipici preparata dai soci della pro-loco: le nostre pance si riempiono con la stessa velocità con cui i piatti si svuotano, e le bottiglie di vino seguono la stessa sorte, ma si sa: compagnia ed allegria sono due ingredienti che formano sempre un mix vincente!

Prima di andare a dormire tutti insieme in un’unica, grande stanza (un tempo adibita al ricovero degli animali e al fienile del castello) dotata di enorme stufa in maiolica, c’è tempo per qualche scatto notturno (rigorosamente con treppiede!), quattro chiacchiere seduti sulla scalinata o due passi nel giardino.

Il mattino successivo è domenica, sinonimo di giorno di riposo e sveglia tardi! Certamente, ma non per chi vuole cogliere le atmosfere dell’alba, catturare in uno scatto il sottile passaggio dalla notte al giorno, aspettare ed osservare il sorgere del sole dall’orizzonte. Insomma, dopo un breve riposo notturno, ci svegliamo, ci alziamo, ci vestiamo e alle 6 e mezza siamo nella piazza della Chiesa di Santa Maria Assunta di Castelluccio con lo sguardo rivolto verso est per dare il benvenuto al nuovo giorno, ma..le nuvole della sera precedente non si sono dissolte, anzi, sospinte da un vento frizzantino sono aumentate, fino a coprire quasi del tutto il cielo, per cui anche l’alba ci lascia l’amaro in bocca, che tuttavia viene prontamente addolcita dalla colazione che consumiamo tutti insieme verso le 8, quando ci raggiungono anche chi ha preferito rimanere (col senno di poi) giustamente a letto.

Alba nuvolosa (Anna Ballestri)

Bene, ora è giunto il momento di partire per l’escursione! Per raggiungere l’inizio del sentiero percorriamo un tratto di strada che da Castelluccio conduce al borgo di La Pennola, oltrepassato il quale parcheggiamo le macchine in uno spiazzo sulla destra in corrispondenza di un bivio; zaino in spalla e macchina fotografica a tracolla guido il gruppo sulla strada di sinistra che sale in mezzo ad un bosco di castagni per terminare a ridosso delle case in pietra arenaria di Tresana, dove poche famiglie hanno vissuto utilizzando l’unica risorsa disponibile: le castagne.

Gnomi nel bosco (Max Palmizzi)

Vivevano anno dopo anno nella semplicità e nella miseria, allevando anche qualche maiale e quelle poche mucche necessarie per latte e formaggi da consumare durante l’anno; ora il borgo è stato completamente ristrutturato ed è diventato luogo di villeggiatura per figli e nipoti dei vecchi proprietari. Tutto ciò viene raccontato da Valerio, che qui è nato e cresciuto nei primi anni di vita e che oggi, ogni fine settimana si rifugia in questo angolo di mondo a curare le sue innumerevoli ortensie e potare i suoi castagni (all’interno di un tronco di albero secolare ha realizzato una piccola edicola votiva davvero carina che ci mostra con grande soddisfazione!).

Tresana, Valerio (Marco Albertini)

Oltrepassato il paesino, il sentiero scende dolcemente fino a raggiungere una carrareccia e, dietro un curva, ecco apparire quasi inaspettatamente il Santuario di Madonna del Faggio, incassato nel fondo della valle alle pendici di Monte Cavallo con a fianco il Rio della Madonna, il gorgoglio delle cui acque spezza il silenzio incantato e senza tempo del bosco di faggi circostante.

riflessi autunnali (Max Palmizzi)

Il santuario si è affermato come importante centro di vita religiosa e di devozione delle genti del luogo fin dalle sue origini intorno a metà del XVII, quando la Vergine Maria apparse, secondo la leggenda, vicino ad un faggio ad un gruppo di pastorelli di Case Calistri; questo faggio dell’apparizione purtroppo è caduto e andato distrutto una quarantina di anni fa, oggigiorno ne resta solo la base (sopra la quale è stato ricavato un piccolo altare), mentre alcuni resti della corteccia sono conservati in una teca posta all’interno del santuario. Al posto del vecchio faggio originale è stato piantato un piccolo albero (sempre di faggio) nato e cresciuto-incredibile a dirsi-sul campanile dello stesso santuario, quasi fosse un segnale divino..

Santuario, retro (Ali Cina)

Dal 1756 iniziò una tradizione analoga a quella bolognese della Madonna di San Luca: una processione per portare l’immagine sacra dal Santuario fino a Castelluccio, e riportarla indietro il giorno dell’Ascensione, con la partecipazione sentitissima degli abitanti di Castelluccio, Capugnano e Monte Acuto. Lo stesso anno nacque anche la consuetudine di celebrare in questo luogo con una processione fino al faggio dell’apparizione, la Festa di Sant’Anna (il 26 Luglio), madre della Vergine, tradizione mantenuta fino ai giorni nostri.

Verso il faggio dell'apparizione (Felicita Russo)

Una peculiarità di Madonna del Faggio era la presenza del cosiddetto ‘romitto’, un eremita, che risiedendo nella piccola canonica del santuario, detta appunto romittorio, ne rappresentava il vero e proprio custode, controllando e preservando la chiesa da ogni possibile danno. Dal 1964 questa figura non esiste più, ed in effetti in seguito a tale data, il santuario ha subito una lunga serie di piccoli furti, il più grave dei quali nel 1975, quando ad essere rubata fu l’immagine in terracotta della Madonna, sostituita immediatamente da una copia.

Immersi in questo contesto, è facile lasciarci suggestionare, lasciando la mente libera di correre, i pensieri di accavallarsi, le fantasie prendere il volo..

…ma ormai è l’una, il pranzo al sacco offerto dai sempre gentilissimi e disponibilissimi soci della pro-loco ci aspetta..incredibile come dopo una camminata l’appetito sia sempre vorace ed anche solo un po’ di pane e salume appaiano come cibi luculliani! Come dire…la fame è il miglior condimento!!

Santuario e Rio della Madonna (Nicola Focci)

Terminato di mangiare, notiamo che il tempo, nuvoloso per tutta la mattinata, è ulteriormente peggiorato perché è iniziato a piovere; anche se siamo protetti dalle fronde dei faggi con ancora molte foglie colorate delle più svariate tinte di rosso, giallo ed arancione, la maggioranza dei partecipanti preferisce far ritorno alle macchine e tornare a valle piuttosto che raggiungere con una breve deviazione il vecchio Mulino della Squaglia; così io guido uno sparuto gruppo di intrepidi e, dopo aver indossato la mantella, ci incamminiamo lungo il sentiero CAI n. 109 che si mantiene sulla destra orografica del Rio Baricello (in cui si getta il Rio della Madonna poco a valle del santuario) lungo il quale abbiamo il privilegio e la fortuna di incontrare due abitanti tipici di questi ambienti: il geotritone (Speleomantes italicus) e la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), due anfibi di montagna che vivono in prossimità di torrenti e corsi d’acqua e che è possibile osservare esclusivamente in giornate come quella odierna, piovose ed umide, in primavera o in autunno.

Salamandra pezzata (Marco Albertini)

Ovviamente le due creature hanno catalizzato la nostra attenzione e siamo riusciti a fotografarle da tutti i punti di vista!!

Dopo questo inaspettato, ma forse proprio per questo motivo, piacevole “regalo”, abbiamo ripreso la marcia e in una decina di minuti siamo arrivati al rudere del Mulino della Squaglia, non più in funzione da qualche decennio ma ancora in discreto stato di conservazione: si riconoscono il bottaccio per la raccolta dell’acqua del fiume e i tre imbocchi per alimentare le macine del mulino per ottenere la farina di castagne.

Mulino della Squaglia, particolare (Felicita Russo)

In prossimità di un’ansa del torrente, vicino al ponte sul Rio Baricello su cui passa la mulattiera lastricata che conduce a Monteacuto delle Alpi, monto la mia macchina fotografica sul treppiede per scattare un foto di gruppo, o meglio, dei reduci del gruppo, bagnati sì in superficie ma riscaldati nell’animo dai caldi colori circostanti di questo autunno!!

Foto di gruppo finale (Marco Albertini)