Di Antonio Iannibelli

Il è un rapace del gruppo dei falconidae  molto legato all’uomo.

Tra e , in e chiese rupestri, tra cave di tufo e sterminati tavolieri si scrutano in cielo strani rondoni. Tra milioni di pali e chilometri di fili si osservano sagome immobili di uccelli rapaci. Percorrendo le numerose strade semi deserte non possono passare inosservati la quantità di uccelli che frequentano questo territorio. Soprattutto in Agosto il tutto sembra un ambiente desertico, povero di verde di acqua e di gente. In mezzo a masserie abbandonate e agriturismi lussuosi. Fra tante gravine e secolari uliveti. In qua e là distese di fumo e di fuoco.

Proprio tra fumo e fiamme è facile vedere le sagome del . Prima sospeso a sfidare il vento poi come un gioco tra le fiamme si posa riparte e volteggia ancora. Alcuni abitanti del posto in lingua dialettale chiamano i piccoli falchi anche “Strazzulavienti” tradotto vuol dire più o meno abile volatore che sfrutta suo favore il vento. Con il binocolo osservo a testa in su, sfortunate cavallette vengono ingozzate con curioso comportamento. La preda catturata tra gli artigli viene portata al becco allungando contemporaneamente la zampa e piegando la testa, mangiata con cura sempre in volo. Parti indigeste e resti di paglia rilasciati nell’aria ricadono lentamente al suolo.

Ho potuto osservare in molte occasioni come il grillaio ha saputo sfruttare le abitudini dei contadini. In piena estate i terreni vengono preparati per la semina, gli agricoltori utilizzano da sempre il fuoco per bruciare le sterpaglie prima dell’aratura. In particolare la paglia del grano appena mietuto disposta in lunghi mucchi paralleli viene bruciata lentamente lasciando appena il tempo alle cavallette di sfuggire alle fiamme. Ma tra una linea di fuoco e l’altra gli insetti restano intrappolati, i falchi sembra conoscano bene questa situazione e ne approfittano per fare vere scorpacciate. Le picchiate degli uccelli a volte vengono anticipate dalle cavallette che nel tentativo di sfuggire saltano direttamente nel fuoco. Quando si dice dalla padella alla brace. Non posso provarlo ma sembra che i rapaci gradiscono soprattutto le cavallette ferite dal fuoco, forse solo perché più facile da catturare. Ho cercato di contare quante cavallette possono essere catturate in questa facile occasione, anche più di dieci in una sola ora. In mancanza del fuoco un grillaio a malapena potrebbe raggiungere tale risultato in una intera giornata. Infatti le cavallette si mimetizzano perfettamente con l’ambiente e limitano i loro spostamenti di giorno proprio per evitare i predatori.

I falchi grillai sfruttano molto bene questa  opportunità e ai primi segnali di fumo si dirigono a decine sul posto senza competizione sapendo che ci sarà per tutti cibo a volontà. Anch’io ho imparato e quando voglio sperare in qualche scatto fortunato non mi resta che indirizzarmi verso le colonne di fumo e l’odore acre del fuoco. Anche altri animali approfittano di questo evento magari per prede più grandi che costrette alla fuga dal fuoco si espongono troppo.

Poiana (Buteo buteo)

 E’ cosi facile vedere volteggiare anche la poiana (Buteo buteo), il nibbio bruno (Milvus migrans), il nibbio reale (Milvus milvus), il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), ma anche aspettare sui fili l’averla cenerina (Lanius minor), la ghiandaia marina (Coracias garrulus), il gruccione (Merops apiaster) ecc.

Averla cenerina (Lanius minor)

 Non mancano naturalmente le opportuniste cornacchie e pure qualche volpe. Questa antica tradizione, della bruciature delle stoppie, crea insomma una vera attrazione per i predatori e quindi anche per noi fotografi naturalisti.

Biacco

Nibbio bruno (Milvus migrans)

Non so se sia un effettivo vantaggio per il contadino di sicuro lo è per il grillaio che dopo la fatica della riproduzione e prima di partire per il lungo viaggio verso l’Africa ne approfitta per rimettersi in forza.
Insieme a questa interessante abitudine è importante notare che in tutte le sue attività tale piccolo predatore è strettamente legato all’uomo. Gran parte dei falchi che vivono in questo territorio infatti nidificano nei centri storici di molti paesi e soprattutto della città di Matera. Se vi capita di visitare la città dei sassi e le chiese rupestri non mancate di affacciarvi sulla gravina nelle ore crepuscolari, oltre al fascino del passaggio tra il giorno e la notte potete osservare il rientro dei falchi alla sera e l’uscita al mattino. Si tratta di centinaia di esemplari che vanno a nei campi di giorno e che rientrano a dormire all’imbrunire al sicuro sui tetti e negli alberi della città.
Qui per fare buone foto ai falchi serve un teleobiettivo (500mm), un obiettivo normale (28-70mm) per i paesaggi e vi consiglio anche un obiettivo macro (100 o 200mm) e un buon binocolo. Un’occasione in più per conoscere uno dei paesaggi più spettacolari del nostro bel Paese. Tra la Gravina di Laterza il Parco nazionale dell’alta  Murgia e  l’oasi di San Giuliano si trova l’antica città di Matera dove potete trascorrere una intera settimana in assoluto relax anche in piena estate.

Siti di interesse:
http://www.laterza.org/natura/gravina.asp
http://www.parcomurgia.it/index.asp
http://www.oasisangiuliano.com/