A primavera ogni anno il miracolo si ripete nel cielo di appaiono le  sagome dei piccoli rapaci.

Campanile della Cattedrale di Matera

Il Falco Grillaio (Falco naumanni) è un migratore estivo, ritorna ogni anno nel nostro Paese per allevare i piccoli dall’inizio della primavera e per tutta l’estate. E’ sopratutto da questo importante momento che dipende la sua sopravvivenza, qui si riproduce e si nutre con successo da molto tempo. Finché sapremo mantenere uno stretto legame con la terra e finché le antiche tradizioni si tramanderanno questi piccoli falchi riempiranno di vita le campagne e i paesi di Puglia e Basilicata. Esaminando le loro abitudini e il metodo di caccia alle cavallette si intuisce subito che la sua presenza è necessaria e che la quantità di questi insetti dipende anche da loro. Nelle giornate in cui ho potuto osservarli ho notato che un solo falco adulto può catturare fino a 20, 30 cavallette e che quando nascono i giovani il numero si moltiplica per 4 o 5. Sapendo che ci sono quasi 1.000 coppie e facile intuire che si tratta di un grande aiuto per la difesa biologica dalle locuste e crea un ottimo equilibrio tutto naturale.  


Il Falco naumanni è inserito come classificazione scientifica nell’ordine dei rapaci della famiglia dei falconidi, sono uccelli rari che riscuotono poco interesse da parte dell’uomo, vengono spesso confusi con il più comune gheppio Falco tinunculus. Nei centri abitati addirittura viene scambiato con i piccioni eppure le sue caratteristiche sono ben diverse, si tratta di un vero specialista. Si legge che può nutrirsi anche di sauri e piccoli uccelli ma in molti anni di osservazione non mi è mai capitato di vederlo a caccia di animali che non fossero cavallette e soprattutto di una determinata specie di  grossa taglia che vive nei campi coltivati a grano.

Nella primavera di quest’anno mi sono recato a Matera proprio con l’intento di vedere i falchetti arrivare, era uno degli ultimi giorni di marzo e d’un tratto ho notato atterrare dal cielo un bellissimo maschio che senza incertezza si è fermato su un tetto in pieno centro storico. Incredibile come ogni anno possono ritrovare lo stesso tetto e la stessa nicchia per allevare i piccoli dopo aver svernato per molti mesi in Africa e percorso migliaia di chilometri. Poi ancora altri in lontananza si vedevano sorvolare altri tetti, gli alberi della città e la grande Gravina. Per alcuni forse le cose sono cambiate, infatti alcune case sono in ristrutturazione e altre sono state demolite ma c’è posto per tutti si tratta solo di cercare.

 Infatti Matera la città dei sassi è per i rapaci un grande condominio in grado di ospitare centinaia di coppie. Cosi anche le antenne, le ringhiere e i fili per stendere i panni sono comodi posatoi e le femmine non perdono tempo a mettersi in bella mostra. Con gli uccelli sono arrivati anche i primi raggi di sole di una tiepida e luminosa giornata, i richiami si fanno sempre più intensi non solo dei falchi e la primavera sembra ormai inarrestabile.

Criek, criek, crieck crieck crieck, il richiamo energico e acuto dei falchi echeggia ormai in tutta la città. Si dice che è per il suo canto, simile a quello dei grilli, che si chiama grillaio. Io avevo sempre pensato per il fatto che si nutre quasi esclusivamente di grilli ma forse si chiama cosi per entrambi le cose, comunque rappresenta bene le sue abitudini. Per strada poche persone che frettolosamente si recano al lavoro ignorano completamente questo evento formidabile e i veri padroni del centro cittadino oggi sembrano solo gli uccelli. Per la verità a Matera ci abitano molte specie di uccelli e anche molti altri animaletti, gechi, lucertole e grilli si trovano in ogni angolo ma di questo vi parlerò in un altro momento.

La mia attenzione resta tutta per i grillai, oggi è veramente una giornata fortunata, posso finalmente assistere alle frenetiche attività e in particolare al corteggiamento e all’accoppiamento. Dal mio punto di vista sembra che solo i maschi si occupino della preparazione del nido e che le femmine in questo momento siano più interessate all’accoppiamento, ma sicuramente il rituale ha dei significati molto più complessi.

Intanto la mia voglia di documentare fotograficamente si fa intensa e non perdo occasione per scattare ad ogni piccola mossa. Finalmente un maschio si decide di affiancare una giovane femmina che da qualche minuto si esibiva con richiami e svolazzi sull’antenna del tetto davanti a me e con rapida sequenza avviene l’accoppiamento.

 Con il mio pesante teleobbiettivo in mano e la visione ristretta attraverso il mirino non ho capito bene come sono andate le cose ma le immagini catturate non lasciano dubbi. Cosi ogni anno e fin dai tempi antichi questo rito si ripete i maschi cercano con cura i siti dove allevare i piccoli e se le femmine approvano avviene l’accoppiamento.

 Per tutto il periodo della cova (circa 3 settimane) la frenesia dei falchi rallenta ma appena nascono i pulcini, fino a cinque per coppia il lavoro per i genitori si fa duro. Il compito non è facile ma i giovani diventeranno adulti e senza che noi ce ne accorgiamo ogni anno il miracolo si ripeterà.