A cura di Marco Albertini

La presente trattazione è intesa a fornire suggerimenti di base per quanto riguarda l’equipaggiamento più adatto alla pratica di un trekking in natura, si cercherà pertanto di fornire le nozioni indispensabili per una dotazione di base ma comunque sufficiente ad affrontare e godere dell’uscita in natura.

Per quanto riguarda invece l’attrezzatura fotografica si rimanda ad un altro articolo dedicato esclusivamente alle macchine e obiettivi più adatti per andare in montagna.

INDIRIZZI GENERALI
Le mode, che per i produttori hanno ormai assunto un ruolo indispensabile nell’incentivazione delle vendite, si rivelano spesso nefaste per il consumatore, che spesso finisce con l’acquistare prodotti validi più sul fronte estetico che su quello funzionale.
Il peso, un tempo sicuro parametro di robustezza e affidabilità, ha perso pian piano importanza quale indicatore della qualità del prodotto; oggi, con i nuovi materiali e le nuove tecnologie progettuali introdotte nel settore, un capo di qualità può presentare abbinati grande affidabilità e basso peso; inoltre un articolo di qualità “centrato” (anche se costoso) rispetto alle esigenza specifiche durerà tranquillamente molti anni.
Il colore ha un’importanza relativa nell’impiego pratico del prodotto e può dunque essere scelto in base ai gusti personali; solo in alcune situazioni limite di scarsa visibilità può essere un fattore positivo per la sicurezza, inoltre può avere anche una funzione termica dato che la fisica insegna che in presenza di radiazioni solari si sta più freschi all’interno di colori chiari e viceversa.

SCARPONI

Scarponi e calze

Gli scarponi costituiscono indubbiamente l’attrezzo più importante e meritano un altrettanto importante investimento. Si compongono di due parti fondamentali:
– SUOLA: comprende una parte di gomma scolpita sovrastata da uno o più strati di materiale morbido con funzione ammortizzante (intersuola); all’interno possono essere presenti inserti in fibra di vetro o altri materiali con funzione di irrigidimento. Infatti un parametro molto importante è la rigidità che non dovrebbe mai scendere troppo; per garantire poi la dovuta aderenza al suolo il disegno della scolpitura deve essere in genere piuttosto complesso tipo Vibram e sempre, a questo fine, sono da evitare quelle suole prive di tacco. All’interno della suola deve essere presente un plantare per distribuire uniformemente la pressione sulla pianta del piede
– TOMAIA: è la parte alta dello scarpone, atta a contenere e racchiudere il piede; in genere è in pelle, ma può essere anche in tessuto sintetico o materiale plastico (per utilizzo strettamente alpinistico). Normalmente di altezza tale da superare la caviglia, per aumentarne l’impermeabilità si è molto diffuso ultimamente l’impiego delle membrane semipermeabili e traspiranti GORE-TEX. La tomaia deve avere la calzata giusta per il proprio piede, con un’accettabile comodità in ogni circostanza d’uso, non troppo cedevole nella struttura esterna pur con una buona morbidezza nel rivestimento interno.
Da quanto detto risulta quindi cruciale la scelta della misura dello scarpone, che dovrà avvenire in tutta calma, indossando calze pesanti e verificando che, una volta allacciato, non si abbiano punti di pressione ma neppure si possa muovere troppo rispetto al piede.
Resta comunque indispensabile un minimo di rodaggio prima di affrontare un’uscita vera e propria.
Importante: se si bagnano, MAI esporre gli scarponi ad asciugare al sole diretto o troppo vicino a fonti di calore, sarà sufficiente invece inserirvi giornali vecchi e passarci sopra con degli stracci per togliere la maggiore parte dell’umidità, poi riporli in luogo riparato per completare l’asciugatura.

 

Magliette sintetiche traspiranti

L’abbigliamento svolge due principali funzioni:
– protezione termica
– protezione dagli agenti atmosferici
Fra le tante soluzioni possibili ne viene qui proposta una di concezione modulare, adattabile alle varie condizioni climatiche ed in linea con le più recenti innovazioni tecniche, consta di tre strati da impiegare in varie combinazioni secondo le diverse esigenze.
Il segreto è…vestirsi a cipolla!! O in termini più tecnici “Layering system”, ovvero “organizzazione a strati dell’abbigliamento”, che prevede la suddivisione dei capi in tre categorie:

Pile leggero (a destra) e felpa pesante (a sinistra)

1° strato) COMFORT
A contatto con la pelle, questo strato ha la funzione di mantenerla asciutta per evitare il raffreddamento dovuto all’evaporazione del sudore, che viene quindi trasferito agli strati sovrastanti; sono da preferire pertanto tessuti in fibra sintetica, i quali non assorbono liquidi, sono molto più resistenti delle fibre naturali (lana, cotone), in più sono leggeri, anallergici e traspiranti.
Per la parte alta del corpo è funzionale una maglietta di microfibra a mezze maniche girocollo oppure maniche lunghe a collo alto con zip; devono avere lunghezza sufficiente a coprire anche il bacino ed è consigliabile averne con sé una di ricambio.
Per svolgere al meglio la loro funzione questi capi elastici vanno portati aderenti alla pelle ed attillati.
Per la parte bassa slip ed eventualmente calzamaglia (anche la biancheria intima, per persone fortemente traspiranti, sono disponibili in microfibre).

Pantaloni estivi (a destra) e invernali (a sinistra)

2° strato) CALORE
Immediatamente sopra l’intimo, rappresenta il livello intermedio atto a mantenere stabile la temperatura corporea senza impedire troppo i movimenti; ideali i capi con una certa elasticità, con molte tasche, meglio se ampie e munite di chiusura a cerniera.
Per la parte alta si consiglia l’uso di camicie o magliette a maniche lunghe di pile con zip sul collo. Sopra a questi capi si può aggiungere tranquillamente un maglione di pile più pesante, soprattutto durante le escursioni invernali.
Per la parte bassa calzoni preferibilmente lunghi per arrivare a coprire il collo dello scarpone o salopette; questa soluzione è da adottare anche in estate per prevenire il rischio di punture di zecche, specialmente quando si attraversano prati e coltivi con erba alta (ulteriore protezione è quella stringere con un elastico, una corda o quant’altro la parte terminale dei pantaloni attorno alla caviglia).
Al giorno d’oggi sono disponibili ottimi pantaloni: molto comodi ed elastici, parzialmente idrorepellenti e rapidamente asciugabili, con buona tenuta al vento e resistenti alle abrasioni.

Giacca a vento impermeabile

3° strato) PROTEZIONE
E’ il livello più esterno ed ha il compito di proteggere gli strati sottostanti dagli agenti atmosferici evitando che questi ne compromettano le prestazioni.
Per la parte alta una giacca a vento con membrana e senza imbottiture; molto importante è il cappuccio che dovrà essere dotato di coulisse restringibile attorno al volto e visiera un po’ rigida. E’ un capo da tenere sempre nello , in ogni periodo dell’anno perché anche in piena estate può dover essere utilizzato; importante quindi valutarne peso e volume occupato in relazione alla capienza dello .
Per la parte bassa un sovrapantalone indossabile senza togliere gli scarponi, dotato di zip lungo tutta al gamba, dello stesso materiale e con gli stessi requisiti della giacca.
Tali capi possono risultare particolarmente costosi, per cui spesso si ripiega su soluzioni più economiche quali la mantella di nylon (preferibile quella di PVC) ed il tradizionale K-way (ricordatevi però che è pochissimo impermeabile e non lascia traspirare nulla, è valido sono contro il vento!!)
A volte, su percorsi aperti e poco impegnativi, può essere utile anche un ombrello portatile pieghevole, perlomeno quando non vi sia vento forte.
 

PER L’ABBIGLIAMENTO

Guanti, sacco-lenzuolo e pantofole (nel caso di pernottamento in rifugio), avvolgi-collo (vanno bene anche sciarpa o passamontagna)

Sono disponibili sul mercato numerosi accessori, alcuni dei quali decisamente indispensabili; giova ricordare che nella protezione termica del corpo è particolarmente importante ed efficace agire sulle estremità, ossia:
 TESTA – copricapo: berretto o passamontagna (in lana o pile), cappello estivo (cotone); foulard o bandana.
 MANI – guanti o moffole: i primi sono più pratici, le seconde più efficaci termicamente; molto validi i materiali di lana infeltrita o “cotta”. Buoni i guanti in pile, leggeri e caldi, pratici in tutte le stagioni, da scartare invece quelli in pelle, che rimane impregnata di acqua e si secca quando si asciuga.

Accessori: occhiali da sole, coltellino multifunzione, bussola, cappello

 PIEDI – calzettoni: molto validi quelli a spessore differenziato, cioè più imbottiti nel tallone, in punta e nella parte superiore del piede, in corrispondenza dei laccetti degli scarponi. Per le donne: MAI indossare collant o calze di nylon che ostacolano la traspirazione; ghette: indispensabili sulla neve alta, si rilevano particolarmente utili anche in caso di pioggia, fango o abbondante rugiada per evitare l’entrata dell’acqua nello scarpone; sono un accessorio da tenere costantemente nello zaino.

ZAINO

Zaino da 75 litri

Si caratterizza innanzitutto per la capacità, che ne delinea anche il campo di impiego:
– fino a 40 litri per escursioni giornaliere
– da 40 a 60 litri per escursioni di due o più giorni
– oltre 60 litri per trekking impegnativi di più giorni
La forma deve essere tale da mantenere il baricentro del carico il più vicino possibile al corpo dell’escursionista.
Indispensabile la presenza di un telaio rigido, situato internamente alla struttura, che ha il compito di mantenere inalterata la sagomatura del dorso e la distribuzione degli sforzi trasmessi al variare del carico.
Presenza di ampi canali di passaggio dell’aria sul dorso per ridurre la sudorazione.
Spallacci e cinturone devono essere particolarmente dimensionati ed imbottiti; positiva la presenza di un cinturino pettorale con la funzione di mantenere nella giusta posizione gli spallacci ed evitare che ”sbandino” troppo verso le ascelle. I cinturoni devono inoltre possedere un sistema di regolazione efficace mediante cinturini che consentano di adattare il cinturone alle dimensioni dei fianchi, subito sopra il bacino, in modo da scaricare una parte del carico dalle spalle. Consigliabile per le donne la versione “Lady” degli zaini, provvisti di maggior curvatura degli spallacci per non interferire col seno, una minor lunghezza dello schienale e un arrotondamento del fondo per consentire un miglior appoggio nella parte anteriore degli spallacci.
Presenza di un qualche sistema di regolazione sul dorso che permetta l’adattamento alle varie lunghezze di schiena.
Per quanto riguarda i materiali ormai tutti gli zaini sono costituiti in tessuto di nylon più o meno pesante o meglio di cordura; maggiore è la grammatura del tessuto, maggiori risultano la resistenza agli sfregamenti, l’impermeabilità e il peso, e viceversa.
Nessuno zaino è pero veramente impermeabile per cui, in caso di forte pioggia ed a meno che non si disponga di una mantella, diventa utile il copri-zaino, anche se è un capo abbastanza delicato.
Un accorgimento molto economico e funzionale può essere quello di disporre internamente allo zaino un sacchetto grande (tipo spazzatura) e riporre gli indumenti di ricambio e l’attrezzatura fotografica singolarmente racchiusa in altrettanti piccoli sacchetti….così non avrete certamente sgradite sorprese!!
E’ utile suddividere il contenuto dello zaino in due vani separati da un divisorio interno ed accessibili separatamente: cibo e viveri da una parte ed indumenti e/o attrezzatura varia nell’altra.
La presenza di tasche sporgenti lateralmente è una soluzione da ricercare, molto diffusa e comoda per zaini di uso prettamente escursionistico (può diventare fastidiosa e/o pericolosa quando si percorrono tratti rocciosi o vie attrezzate con corda fissa).

ATTREZZI

Ciaspole e ghette

Bastoncini telescopici: da usare solitamente in coppia, costituiscono un validissimo aiuto nel ridurre notevolmente la fatica durante l’escursione, alleggerendo le ginocchia del peso nelle discese e aumentando la sicurezza in condizioni di precario equilibrio (guadi, fango,ecc…). Nell’impiego su sentiero è meglio togliere loro le rotelle in gomma, utili invece su neve molle. Da preferire modelli in tre pezzi e con punta in cromo-vanadio, più resistente all’usura del ferro; al termine di ogni escursione (specialmente se si sono bagnati molto) è bene aprire tutti e tre i segmenti e farli asciugare, per evitare che si ossidino con l’umidità.
CARTOGRAFIA
Una carta geografica è una rappresentazione ridotta, simbolica ed approssimata di un territorio più o meno ampio.
Per avere una carta di dimensioni tali da poter essere maneggiata agevolmente e che rappresenti comunque una zona sufficientemente ampia di territorio, ogni cartina geografica presenta un’idonea scala di riduzione, vale a dire una scala che indica il rapporto tra le distanze misurate sulla carta e le corrispondenti distanze nella realtà.
La scala si esprime con un rapporto numerico che viene espresso con una frazione o con il simbolo di divisione, come ad esempio 1:25000 (scala tipica per le carte escursionistiche); tale dicitura significa che ad una distanza pari ad un centimetro sulla carta corrispondono distanze di 25000 cm  (cioè 250 m) nella realtà.
Le carte a grande scala (1:5000) contengono quindi più particolari e sono più dettagliate di quelle a piccola scala (1:100000).
ALTIMETRIA
Elemento fondamentale delle carte escursionistiche è il simbolismo altimetrico, che permette di valutare la conformazione e l’altezza del rilievo, la forma del paesaggio, ovvero l’orografia; il più diffuso ed utilizzato sistema di  rappresentazione simbolica del rilievo è quello mediante isoipse o curve di livello, linee curve che uniscono punti posti alla medesima quota.
Le curve di livello nascono dall’intersezione della superficie terrestre con dei piani orizzontali posti a quota predeterminata; proiettando queste curve sulla carta si ottiene la rappresentazione tramite curve di livello.
E’ importante notare che:
– la differenza di quota tra isoipse successive (equidistanza) è costante, e in genere (ma non sempre, dipende da carta a carta) pari ai primi due numeri del rapporto di scala (ad es. nella scala 1:25000 le curve di livello sono distanziate di 25 m);
– esistono tre tipi di curve di livello: direttrici, disegnate con linea grossa continua e normalmente riportano la quota a cui si riferiscono inserita lungo la curva stessa; ordinarie o intermedie, disegnate con linea sottile continua, sono comprese tra le isoipse direttrici secondo l’equidistanza della carta; ausiliarie, disegnate con linea sottile tratteggiata, sono utilizzate per indicare quei particolari rilevanti del terreno che le curve di livello ordinarie non riuscirebbero a segnalare (generalmente hanno equidistanza inferiore a 5 m);
– in base alla distanza tra curve di livello successive è possibile dedurre l’inclinazione di un pendio: più le curve sono distanti tra loro più il pendio è dolce e viceversa;
– è possibile rappresentare forme del terreno tipicamente montane come i displuvi (dorsali, costoni, speroni, creste) e gli impluvi (valli, canaloni, solchi, calanchi): i displuvi sono indicati con curve di livello con la convessità rivolte verso quote minori, mentre gli impluvi con convessità rivolta verso quote maggiori.
In tutte le carte geografiche, salvo diverse indicazioni, vige la convenzione che posiziona il Nord sempre nella parte alta della carta stessa; le indicazioni dei toponimi e dei punti quotati sono sempre orientati da Ovest verso Est, cioè da sinistra verso destra.
Alla cartina escursionistica in genere si affianca l’utilizzo della bussola, dell’altimetro e recentemente anche del GPS per facilitare l’orientamento e prevenire incidenti e difficoltà durante la marcia.
In caso di necessità comunque non esitare a contattare il Soccorso Alpino telefonando al numero 118.

ALIMENTAZIONE 

Borraccia - Thermos e contenitori ermetici per pranzo al sacco

Nel decidere cosa portare da mangiare e bere durante il trekking è bene trovare il giusto equilibrio tra apporto energetico, peso, stimolo della sete, digeribilità, ognuno poi troverà con l’esperienza la giusta combinazione di cosa prendere e cosa (soprattutto) lasciare a casa, in quanto non si può avere tutto, conta infatti più la qualità che la quantità.
Vediamo allora cosa portare per i trekking di un giorno, valutando gli alimenti energetici e leggeri, a base di amidi e zuccheri naturali in grado di  fornire resistenza:
1. panini (2 o 3 a seconda delle dimensioni) con formaggio, prosciutto cotto, prosciutto crudo dolce, bresaola, frittata leggera (sconsigliati salame, mortadella, coppa e tutto ciò che può favorire la sete)
2. frutta fresca di stagione, magari già tagliata e sbucciata
3. frutta secca mista (noci, nocciole, mandorle, arachidi, uvetta, fichi, datteri)
4. biscotti, gallette di riso, crackers
5. cioccolata in pezzi
6. qualche uovo sodo
7. barrette energetiche (tipo al sesamo)
8. grana o formaggi poco fermentati
9. fiocchi di cereali, pane integrale tostato (magari con miele)
10. insalate di pasta o di riso
Da lasciare a casa quindi insaccati, grassi animali, cibi in scatola, patatine, merendine confezionate, zucchero e caramelle, alcolici.
E’ consigliabile fornire un apporto più o meno continuo di energia durante la camminata, vale a dire non consumare tutti i viveri nella classica, unica lunga sosta di mezzogiorno ma mangiare qualcosa anche strada facendo; per questo è molto utile riporre gli alimenti nelle tasche laterali dello zaino, in modo da poter essere raggiunti con facilità senza fermarsi.
Per quanto riguarda il bere vanno ovviamente evitati gli alcolici, le bevande dolci e gassate e i vari integratori energetici.
La bevanda migliore resta infatti quella che ci dona generosamente madre natura, ovvero l’acqua.
In genere 1 litro di acqua è sufficiente, ma in un trekking sulla neve in una giornata di sole portare anche 1,5 litri, mentre nelle giornate estive particolarmente calde ed afose anche 2 litri possono non essere abbastanza; se invece è inverno o comunque un clima freddo, al posto del thè (diuretico) sono consigliate tisane calde o infusi, da conservare in thermos per mantenere quantomeno tiepida la bevanda.
Il quantitativo d’acqua dipende, oltre dalla stagione dell’anno, anche dalla possibilità o meno di “fare il pieno” in loco presso una fonte o una sorgente durante l’escursione, per questo motivo è sempre bene informarsi preventivamente sul percorso che si intenderà percorrere per capire la presenza o meno di questi vitali punti di approvvigionamento.