A cura di Anna e Simone Bergonzoni

L’appuntamento è il primo agosto alle 8,30 all’uscita di SUD e siamo tutti puntuali: Simone e Anna, Enzo e Liviana, Sergio, Deanna, Maria Rosaria, Antonio N. e Alessandra.
La giornata è assolata e per fortuna non ci sono le temperature tropicali della settimana scorsa…. Avremmo rischiato di evaporare…!!!
Dopo una decina di chilometri arriviamo a Grazie di Curtatone, parcheggiamo e ci incamminiamo verso il santuario, anche se, come sapete non è la nostra destinazione principale, ma per arrivare nel parco e fare il nostro giro in barca dobbiamo passare di lì e tutti sono attratti nel vedere la facciata del santuario della Madonna delle Grazie…. Soddisferemo nel pomeriggio la nostra curiosità.

Mantova - Foto di Simone Bergonzoni

Arriviamo in riva al lago Superiore e una gentilissima signora ci spiega il funzionamento delle due barchette che abbiamo noleggiato per 3 ore.
Nominati i 2 capitani: Simone e Antonio N.! Siamo pronti per partire per la nostra avventura!
Dopo una minima difficoltà iniziale per chi non ha mai guidato una barca… i nostri capitani “ci prendono la mano” e la navigazione raggiunge la perfezione!

Barca - Foto di Deanna Dall'Ara

L’atmosfera è veramente selvaggia, ci troviamo fra canneti e fra ninfee: un ambiente palustre di rara bellezza… infatti questa è una delle più importanti zone umide d’Italia!
È davvero una bella avventura, per noi che non abbiamo mai ‘navigato’ liberamente e indipendentemente lungo un canale.
Il percorso ci è stato indicato dai noleggiatori della barca e abbiamo una cartina.
Arrivati al lago finalmente, alla nostra destra vediamo e ammiriamo la spettacolare fioritura del Fior di Loto! La nostra missione è compiuta!

Fiore di Loto (Nelumbo nucifera) - Foto di Liviana Lanzoni

Iniziamo a fotografare! Sono davvero bellissimi. Le foglie si innalzano dall’acqua con una forza incredibile, sono di notevoli dimensioni: possono arrivare fino a 1 mt di diametro; e i fiori sono davvero splendidi. Il profumo invade la palude, siamo tutti entusiasti!
Faccio una parentesi informando che questa pianta è di origine asiatica ed è stata introdotta in Italia  nel 1914 dai padri Saveriani di Parma che pensavano di utilizzare a scopo alimentare la fecola ottenuta dai rizomi, così come, da secoli, si usava fare in Cina. A tale scopo, una Dottoressa dell’Università di Parma tentò la coltivazione della specie trapiantando alcuni rizomi nel Lago Superiore di Mantova (e quindi in questa zona) nel 1921. L’utilizzo alimentare non ebbe mai luogo ma il loto si trovò assai bene nel nuovo ambiente ove si diffuse anche ad opera dei locali che ne apprezzarono sempre l’indiscutibile valore ornamentale (è diventato simbolo della città di Mantova).

Fiore di Loto (Nelumbo nucifera) - Foto di Anna Ballestri

Ma occorre precisare che, dal punto di vista naturalistico e ambientale l’introduzione del fiore di loto fu un’operazione con molte controindicazioni.  Infatti viene considerata una pianta infestante a discapito di altre piante autoctone come le ninfee bianche, le ninfee gialle e altre erbe sommerse e galleggianti che stanno sempre più riducendosi a causa della sua veloce espansione.
Comunque, per quanto ci riguarda, lo spettacolo che abbiamo davanti è meraviglioso e diamo sfogo alla nostra macchina fotografica.
Proseguendo abbiamo incontrato due bellissimi cigni con i loro piccoli che, come dimensione stanno già raggiungendo i loro genitori, ma hanno ancora le piume grigie e per questo ci risultano buffi e simpatici.

Giovani di Cigno reale (Cygnus olor) - Foto di Anna Ballestri

Diventano quindi i nostri modelli e si mettono in posa per le nostre fotografie. Inoltre lo sfondo è davvero suggestivo! Vediamo infatti la città di Mantova!

Percorrendo il canale vediamo anche qualche gabbiano, qualche airone cenerino e poi entriamo in un lago dove in fondo vediamo le bellissime ninfee bianche.

Ninfea bianca (Nymphaea alba) - Foto di Simone Bergonzoni

Procediamo e dobbiamo accelerare… 3 ore sembravano tante ma quando ammiri dei paesaggi così…ti volano!
Alla nostra sinistra vediamo un grazioso paesino con un piccolo molo ed i giardini delle abitazioni private che terminano sul lago! È da dire che il livello di queste acque è regolarmente controllato da una diga, pertanto rimane sempre invariato.
Poi davanti a noi vi è un curioso cormorano e un falco di palude sta sorvolando la palude!
Vediamo ancora alcune sgarze dal ciuffetto che, quando ci vedono, provano a mimetizzarsi nel canneto… in effetti il colore delle loro penne è lo stesso delle canne!!

Airone rosso (Ardea purpurea) - Foto di Sergio Monti

Poi prende il volo un airone rosso e fra il canneto si nascondono tanti piccoli uccelli che si intravedono solo quanto spiccano brevi voli fra una canna e l’altra.
Stiamo quindi rientrando quando vediamo in lontananza il campanile del santuario e anche qui scattiamo qualche foto… vediamo poi altre ninfee gialle che ci fanno fermare un’altra volta ed ecco anche l’ibisco rosa, pianta autoctona di questi luoghi.

e Santuario - Foto di Sergio Monti

Attracchiamo e siamo tutti fieri di aver percorso liberamente le acque del Mincio!
Fra una foto e l’altra siamo andati oltre l’orario pattuito ma non ci sono stati problemi, i nostri noleggiatori si sono dimostrati molto disponibili.
Quindi siamo a terra e ci godiamo questa bella giornata di sole in questo bel parco: ci sediamo sulle panchine dell’area attrezzata  e pranziamo al sacco.
Nel frattempo molte anatre si avvicinano alla riva sotto l’ombra di un salice e si godono una meritata siesta: sono ferme immobili, le foto non dovrebbero venire…mosse!!!!
Anche noi ci facciamo una pennichella e poi ci incamminiamo per visitare il santuario.
Appena entrati siamo tutti colpiti dalla particolarità che caratterizza questo luogo: appeso al soffitto al centro della navata “penzola” un coccodrillo imbalsamato: secondo una delle leggende (ve ne sono diverse) due fratelli barcaioli stavano riposando sulla sponda del fiume, e a un tratto uno dei due venne assalito dal coccodrillo. L’altro, chiedendo l’intercessione divina, si armò di coltello e riuscì a uccidere il predatore!!!
Inoltre nei due lati del santuario ammiriamo le nicchie disposte su due file parallele che ospitano circa cinquanta  statue-manichini in varie pose e situazioni rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione divina.
Poi ci spostiamo nel chiostro dove regna una pace totale e ci incamminiamo per l’uscita.
Sono le 16,30, andiamo nell’unico bar (o quasi)  di Grazie e ci ristoriamo, facciamo due chiacchiere commentando la giornata che abbiamo trascorso tutti insieme.
È stata davvero una bella e originale esperienza che consigliamo a tutti quelli che amano la natura e che amano fotografarla!!!
Ciao, alla prossima !

Anna e Simone