Resoconto a cura di Felicita Russo e Andreas Straub

 

Felicita: Salve viandanti! E’ arrivato il momento di raccontare l’ al modenese. Io mi chiamo Felicita e sono socia dell’Associazione Culturale Provediemozioni.it dallo scorso Agosto.

Felicita e la sua prima caduta con le ciaspole - Foto di Maria Perrone

Mi è stato dato l’incarico, assieme al mio amico Andreas, di raccontare questa magnifica esperienza. Questo sarà un resoconto forse un po’ inusuale, visto che è scritto a due mani, ma vi permetterà di avere un’idea più completa dell’esperienza al Lago Santo e magari anche più interessante, visto che Andreas è un socio tedesco, ma bolognese d’adozione.
Dunque già dal nome (escursione “lunare”) si capiva che questa escursione sarebbe stata diversa dalle altre. Saremmo andati al lago santo un fine-settimana di luna piena per fare un’escursione notturna nel paesaggio innevato guidati dalla mistica luce lunare.

Venerdì 26 Febbraio 2010:
Alcuni di noi (Antonio, Maria, Rosanna e io) decidono di partire prima degli altri, il venerdì pomeriggio per poter già di sabato mattina fare una escursione fotografica attorno al lago. L’escursione lunare  è programmata per la notte fra sabato e domenica, quando tutto il gruppo ci raggiungerà. Per noi quattro la partenza era dal centro barca alle 17. Carichiamo tutto in una sola auto e partiamo. Il tempo è favorevole, anche se in giornata è piovuto, ma lungo la strada le nuvole cominciano a diradarsi offrendoci un arcobaleno ed uno splendido tramonto, preannunciando una notte limpida e serena.
Il viaggio da Bologna non è proprio breve, circa due ore e mezza in auto, ma con una buona compagnia il tempo passa in fretta. Mi rendo man mano conto che ci stiamo allontanando dalla civiltà, soprattutto quando dietro una curva una cucciola di capriolo ci attraversa la strada. Antonio rallenta e la incita ad attraversare in fretta “dai, piccola fai presto!”, come se lei potesse capirlo. Poco dopo, quando già è buio, siamo testimoni di un fortunatissimo avvistamento salendo dal paese verso il . Un allocco è fermo su un albero ed è visibile solo perché illuminato dalle luci dell’auto. Qualcuno suggerisce di fare una foto fino a che il pennuto sembra voler stare lì fermo, ma Antonio si rifiuta di disturbarlo. Quell’uomo non smetterà mai di stupirci non solo per il modo nel quale è in grado di ritrarre la natura dal punto di vista fotografico, ma per l’amore che ha per tutti gli animali e il loro rispetto viene anche prima di qualunque foto, per quanto spettacolare essa sia.
Finalmente si arriva al parcheggio del rifugio Marchetti dove Giorgio, il proprietario, viene a prenderci col suo fuoristrada, per fortuna aggiungerei, visto che la neve sembra essere abbondante. Trasferiamo tutti i bagagli nel fuoristrada e montiamo su e dopo un breve percorso in pendenza arriviamo al rifugio. Giusto il tempo di entrare che siamo invasi dal calore e odore del camino. La cena è già pronta e dopo un piccolo brindisi si comincia: gramigna con la salsiccia e tomino in terrina con funghi… stento quasi a credere che siamo in un rifugio a 1500 m di altezza.
Dopo cena io ed Antonio decidiamo di uscire un po’, mentre gli altri restano al calduccio a giocare a burraco, per vedere cosa dice la luna e se ci sono i presupposti per un giro per fare foto interessanti. Già appena fuori al rifugio il silenzio è impressionante, come se fossimo avvolti in batuffoli di cotone. La luce della luna illumina tutto a giorno: il lago che ormai è una distesa di ghiaccio e la montagna solcata dalle ombre degli alberi spogli.

Vista notturna al Lago Santo e Rifugio Marchetti - Foto di Antonio Iannibelli

La neve è scivolosa perché ricoperta di ghiaccio. Lo scricchiolìo dei nostri passi è interrotto da un suono che sembra un ululato. Antonio si ferma improvvisamente, sgrana gli occhi ed inarca le sopracciglia come per ascoltare meglio. Con mia enorme sorpresa Antonio prova ad ululare per vedere se qualche lupo eventualmente risponde. Sapevo che in alcuni posti si usa uscire la notte ad ululare ai lupi per farne il censimento, ma non avevo mai sentito un uomo ululare prima d’ora… ho un buco nello stomaco dall’emozione. Mentre in silenzio aspettiamo risposta mi vengono in mente tutti quei film del terrore in cui ci sono persone in un rifugio isolato di notte con qualche creatura mostruosa che si fa viva ed ammazza tutti.

Antonio Iannibelli - Foto di Rosanna Mancino

Mi fa riflettere quanto facilmente l’essere isolati nella natura ci faccia sentire vulnerabili. Ci siamo disabituati così tanto ad essere a contatto con il nostro ambiente naturale? O forse è l’atmosfera insolita che c’è, complice la luna piena e il paesaggio innevato… lo stesso Lago Santo è protagonista di diverse leggende, come quella in cui un cacciatore, una domenica, sprofondò nel lago ghiacciato assieme al lupo che stava cacciando, sotto i fedeli occhi del suo cane. Si disse che questa era la punizione per aver disertato la Messa domenicale e un sacerdote benedisse le acque del lago che furono la tomba del cacciatore, e per questo il lago fu chiamato “Santo”. Qualcuno racconta che di notte a volte si senta ancora il lamento del cane che aspetta il suo padrone… e se fosse quello il verso che abbiamo sentito?
Tornando al rifugio si sentono altri suoni in lontananza, ma stavolta non somigliano neanche ad ululati… sembra più una musica, anche molto familiare… cosa? Gli Wham?? Sbirciando da una delle finestre si vedono Maria, Rosanna e Giorgio che alla luce delle candele ballano davanti al caminetto. Ci uniamo al festino per un pò poi a dormire, dopo aver pianificato il risveglio per l’alba.

Sabato 27 Febbraio 2010:
Mi sveglio alle 5… no non sono folle, o almeno non completamente, voglio solo essere testimone dell’alba quando il sole illuminerà piano piano le cime del monte Giovo rendendo la neve dapprima rosa poi all’improvviso di un arancione acceso, scendendo lungo le pendici del monte fino ad illuminare il lago ghiacciato. Sul monte verso le sei del mattino ho intravisto delle luci che si muovevano ed ho sentito delle voci… che fossero altri folli come me in attesa dell’alba? Neanche il tempo di guardare le foto che ho scattato e di farle vedere agli altri che il sole è già alto e ci prepariamo ad uscire per quella che sarà la mia prima ciaspolata. Il sole splende, anche se il freddo si sente, ma dopo appena 10 minuti di passeggiata con le ciaspole fa già caldo.

Un saluto dai primi quattro arrivati - Autoscatto

Decidiamo di incamminarci lungo le rive del lago, Antonio avanti, e io, Rosanna e Maria lo seguiamo lentamente a distanza. Giungiamo nel punto più a nord in cui il monte Giovo incontra la superficie ghiacciata del lago. Antonio si arrampica senza ciaspole sul ghiaccio scivoloso, aiutandosi dai rami degli alberi al margine del bosco ma che vorrà mai fare? Neanche il tempo di chiedercelo ed eccolo tuffarsi pancia in giù da una collina di neve, avete presente i pinguini?

Maria e Antonio che scivolano sul ghiaccio - Foto di Felicita Russo

 ecco un gioco meraviglioso che ci terrà occupati per parte della mattinata… scivolare giù verso il lago urlando!! Ebbene si, chi ha mai detto che un’escursione fotografica deve avere come unico scopo fare foto? ci siamo divertiti da morire!!!

Wow che bello! - Foto di Antonio Iannibelli

Dopo il breve intervallo ludico decidiamo di proseguire per il sentiero 529 verso i Campi di Annibale, un percorso breve che ci consentirà di tornare al rifugio in tempo per l’arrivo degli altri membri del gruppo, previsto per pranzo. Dalle rive del lago cominciamo a salire verso nord, una salita poco ripida ma ancora un pò difficoltosa per le mie ciaspole inesperte.

Pochi scorci non ghiacciati del Lago Santo - Foto di Antonio Iannibelli

Che spettacolo il sole che filtra fra i rami degli alberi spogli. Arrivati al passo Boccaia, crocevia di diversi sentieri, proseguiamo ad ovest per i Campi di Annibale. Dall’alto del passo Boccaia cominciano a vedersi i primi panorami.

Panorama dal passo Boccaia - Foto di Felicita Russo

Cime innevate a perdita d’occhio ma ciò che principalmente cattura la mia attenzione sono i monti innevati ricoperti di alberi spogli come coperti da uno strato peloso, che mi fa ricordare che finora di animali non ne abbiamo visti affatto. L’inverno è una stagione che sembra morta, in cui la vita è assopita nell’attesa dell’arrivo della primavera. Antonio commenta che il mio pensiero non è del tutto corretto. Gli animali ci sono, è solo più difficile vederli, e intanto mi fa notare alcuni cumuli di escrementi di lepre. Peccato che non se ne vedano in giro.

Che panorami! - Foto di Antonio Iannibelli

Purtroppo sono già le 12 e 30 e decidiamo di tornare al rifugio ad accogliere il resto del gruppo che dovrebbe essere già arrivato. Infatti al nostro arrivo troviamo ad attenderci Marco e Cinzia, Andreas, Giacomo e Chiara, Marta e Gaetano,Alessandro e Morena, Dora, Sonia, Daniele e quello splendido tesoro di cagnolina Sheela. Dopo un pranzo per recuperare le forze, l’instancabile Antonio decide di trascinare i nuovi arrivati nella loro prima esperienza al Lago Santo innevato. Io invece stavolta passo visto che avevo dormito solo 3 ore… così sarò in forma per l’escursione notturna. Ovviamente mentre io dormivo il resto del gruppo non se ne stava con le mani in mano, ma lascerò ad Andreas il compito di raccontare il resto della giornata.

Lago Santo ghiacciato - Foto di Rosanna Mancino

Andreas: E ben contento accetto questo compito, Felicita.

Ciao io sono Andeas! - Foto di Antonio Iannibelli

Freschi e curiosi di scoprire i dintorni del lago Santo i nuovi arrivati si vestono per una camminata al freddo. Antonio ci annuncia che la meta per questo pomeriggio sarà il lago Baccio. Alcuni avevano già visitato il lago Santo d’estate ma d’inverno sembra un altro pianeta. Questo si riflette anche nell’attrezzatura necessaria per muoversi. Il terreno invernale è ricoperto di una dura crosta di neve ghiacciata e mi chiedo come ci si muoverà, ricordando la scivolosa salita dal parcheggio al rifugio. Nelle informazioni preparative per l’escursione si parlava di ciaspole che (una volta trovata la traduzione dall’italiano) mi hanno ricordato l’attrezzatura dei trapper, una specie di cacciatori ed esploratori che popolavano le montagne del Nord America. A quei tempi era un oggetto che assomigliava più ad una racchetta da tennis che a una scarpa. La nuova generazione di ciaspole fatta di plastiche e leghe di metalli super-resistenti e leggeri, come quelle che avevamo noi a disposizione, non aveva niente a che fare con quegli oggetti antichi (un esemplare dei quali si trovava infatti inchiodato al camino del rifugio).
Erano una favola, la piena libertà di muoversi persino su sentieri coperti di una crosta di ghiaccio accompagnato dal collettivo “crack-crack” del gruppo in movimento è una sensazione nuova , ma ci vuole un po’ di pratica per non sopravvalutare la propria agilità e per cimentarsi a percorrere certe salite che il buon senso altrimenti escluderebbe. Così ci siamo fatti strada piano piano ognuno nel suo modo sopra le colline alberate.

Lago Baccio - Foto di Antonio Iannibelli

Ad un certo punto un gruppo di sciatori ci mostra un modo alternativo per spostarsi in quel mondo di montagna pieno di neve. Ci sorpassano, chi lento e veloce, chi cauto e spericolato, alcuni anche fuoriuscendo dai sentieri. Al ritorno infatti intuiamo dalla traccia di uno sciatore particolarmente spericolato che per un pelo finiva fuori sentiero e giù per il burrone.
Dopo una piccola pausa ad un belvedere un po’ in altura per goderci il paesaggio e la pace, raggiungiamo il lago Baccio che di questi tempi è quasi tutto ghiacciato. Solo nel punto in cui il torrente si riversa nel lago quest’ultimo non è ricoperto di ghiaccio e si intravede lo spessore della neve sotto la quale dorme il prato.
Si notano altri appassionati di natura che in un gruppo di circa 20 persone attrezzati per l’alpinismo hanno tessuto una specie di ragnatela di corde che li tiene legati fra loro mentre scalano una montagna che affianca il lago Baccio.
Dopo qualche minuto trascorso a scattare foto, è il momento di tornare al rifugio accompagnati dall’oro intenso del profilo delle montagne quasi ormai al tramonto.
Appena arrivati al rifugio, prima ancora di avere la possibilità di riscaldarci, abbiamo ricevuto la notizia che bisognava al più presto scendere al parcheggio per spostare le auto. Infatti una frana minacciava la strada sulla quale le auto erano parcheggiate e se durante la notte la frana fosse progredita c’era il rischio che le auto sarebbero rimaste isolate dall’unica via che collega il rifugio al mondo civilizzato.
Antonio in un primo momento crede che qualcuno stia scherzando ma fortunatamente dopo un po’ siamo riusciti a convincerlo ad andare a spostare anche la sua auto.
Dopo tutte queste ore trascorse al freddo, facendo attività fisica a ciaspolare su e giù, ci voleva proprio una bella cena! Sonia e Dora durante il corso della giornata avevano più volte annunciato una sorpresa dopo cena e tutti erano curiosi di sapere cosa sarebbe accaduto. Arrivati alla frutta (nel senso del dolce ovviamente) all’improvviso si spengono le luci. Sonia, Dora e Daniele si erano allontanati poco prima senza farsi notare troppo. Qualcuno accende lo stereo. Parte una musica stile anni settanta e i tre si precipitano in sala indossando parrucche e ballando come pazzi. Una grande risata collettiva riempie la sala e pian piano tutti i partecipanti indossano a turno le parrucche. Alcuni si sono esibiti volentieri, appropriandosi dei nuovi look e altri hanno avuto bisogno di incoraggiamento, ma alla fine tutti hanno ballato travestiti e fatto ovviamente da “modelle” per le foto. La serata è proseguita con balli post-cena e anche qualche strimpellata alla chitarra che io avevo portato affiancato da canti inizialmente timidi, che con l’aiuto di un po’ di grappa sono aumentati sempre di più.

Andreas alla chitarra - Foto di Sonia Colognesi

Alla fine anche Sonia comincia a suonare qualche pezzo con la chitarra restandone completamente rapita, come chi riscopre una vecchia passione.
Dopo aver cantato un altro paio di brani è ora di prepararsi per l’escursione lunare, l’idea iniziale che ha dato luogo a questa esperienza.
La luna piena in realtà si vede poco a causa della nebbia. Il tempo infatti è peggiorato molto nelle ultime ore, ma il gruppo è determinato ad uscire comunque, anche se Sonia resta a suonare. E’ necessario stare vicini per non perdersi e con Antonio in testa al gruppo e Marco in coda siamo sicuri di non perdere nessuno. Dopo una sosta a un belvedere per fare alcune foto con il cavalletto proseguiamo tra gli alberi e giù per il lago santo.

Foto di gruppo - Foto di Sonia Colognesi

Camminare di notte con la luce, anche se non proprio intensa come quella della luna piena, in mezzo a questo paradiso pacifico è molto insolito ed emozionante. Ma la maggior parte di noi è davvero stanca, e la stanchezza di notte non ti fa vedere bene dove metti i piedi, così presto decidiamo di tornare al rifugio. Peccato dover andare a letto così presto e peccato che la luna non splendesse in cielo illuminandoci a giorno il cammino, ma si sa, madre natura è così, indomabile ed imprevedibile. Speriamo almeno domani che un bel sole ci accolga al risveglio.
Felicita, perchè non riprendi tu il racconto?
Felicita: ma lo stavi facendo così bene tu!… ok, ok continuo io… dov’eravamo rimasti…

Domenica 28 Febbraio 2010:
La sveglia al mattino suona non troppo presto. L’escursione di ieri sera è stata bella ma è stato un peccato che fosse nuvoloso e la luna non avesse potuto regalarci lo stesso spettacolo di venerdì notte. Viste le condizioni atmosferiche della sera prima siamo ancora assetati di foto e decidiamo di uscire per una passeggiata mattutina prima di pranzo, dopo di che ci aspetta il ritorno a casa. Guardo fuori dalla finestra e cosa vedo…nebbia!! solo bianca e spessa nebbia… tanto da non rendere possibile la vista del monte Giovo dal rifugio. Ma decidiamo di uscire lo stesso, non ha senso restare al rifugio, anche se la visibilità non arriva a trenta metri.

In cammino in mezzo alla nebbia - Foto di Marco Albertini

Come fatto ieri sera si organizza una carovana con Antonio in testa e Marco in coda, così nessuno si perde sul sentiero e come ieri cominciamo a ciaspolare attorno al lago. Cominciamo a salire per l’ormai familiare sentiero 529 con l’intenzione di arrivare di nuovo ai Campi di Annibale, anche se con questa nebbia non si vedranno i paesaggi visti ieri mattina, purtroppo.

Foto di gruppo in mezzo alla nebbia - Foto di Marco Albertini

 Ma siamo tanti, siamo allegri come sempre e io ormai mi destreggio bene con le ciaspole, quindi finchè stiamo abbastanza lontani dalle rive del lago non c’è pericolo. Ieri mattina ha fatto davvero caldo (relativamente!!!) e il lago potrebbe non essere più ghiacciato in qualche punto, e camminare sulle sponde potrebbe essere pericoloso.
Si arriva in pochi minuti in cima al passo della Boccaia, ma come ci si aspettava niente panorama. E’ incredibile come il paesaggio possa cambiare da un giorno all’altro in montagna… ieri ero qui in questo stesso posto ed ero affascinata dalla luce del sole che si rifletteva sulle cime innevate rese lucide dal ghiaccio, contrastando col blu del cielo, oggi non riesco a vedere neanche tutti gli alberi che mi circondano. Eppure la nebbia ha il suo fascino in montagna.

Nebbia - Foto di Sonia Colognesi

Complice la neve fatico a capire dov’è il sopra e dov’è il sotto, tutto sembrerebbe uniforme se non ci fossero quegli abeti a ricordarmi dov’è il suolo… tutto è anche più silenzioso di ieri, calmo… siamo sospesi in una nuvola… e si vede perchè ci siamo tutti bagnati (soprattutto Marco!). Quasi non vale la pena di tenere fuori le macchine fotografiche troppo a lungo per non farle bagnare troppo. Qualcuno vuole tornare al rifugio, alcuni vorrebbero proseguire, ma spetta ad Antonio decidere, in qualità di più esperto di tutti è quello che sa dire se vale la pena continuare. E infatti alla fine suggerisce di tornare indietro. Fa freddo ed è umido, non vale la pena rischiare di perdersi se poi neanche si possono fare foto decenti… quindi si torna giù, non prima di aver scattato però una foto di gruppo che testimonia che non ci lasciamo intimidire da niente, neanche da un tempo da lupi.

Rientro al rifugio - Foto di Antonio Iannibelli

Al rifugio ci attende il calore del camino davanti al quale possiamo finalmente asciugarci un po’ e rifocillarci con un pasto caldo, l’ultimo prima della partenza.
Per ripartire, a causa del problema della frana per il quale avevamo dovuto spostare le auto molto più a valle del parcheggio, decidiamo di farci accompagnare in piccoli gruppi di 4 persone col fuoristrada di Giorgio. Ma si riparte solo dopo essersi assicurati di aver lasciato un’impronta sul registro dei visitatori del rifugio! Io, Antonio, Maria e Rosanna siamo gli ultimi. Così come la avevamo iniziata venerdì, concludiamo questa escursione salutando Giorgio, il rifugio, il lago e monte Giovo, in un pomeriggio nebbioso, contenti di esserci divertiti, ma anche con un pò di rammarico che il tempo non abbia collaborato a far si che la luna illuminasse la nostra passeggiata notturna. Ma come tutte le cose non è mai detta l’ultima parola e c’è sempre possibilità di riscatto e la prossima non ce la faremo scappare.
Andreas: brava Felicita credo proprio che ne venga fuori un bel racconto!…
Felicita: scherzi? Tu sei stato bravissimo e pensare che l’italiano non è neanche la tua lingua madre!!!
Andreas e Felicita assieme: speriamo che questo racconto vi abbia fatto venir voglia di uscire fuori e camminare nei boschi… e magari perchè no, di venirci anche a trovare qualche volta! Ciaooooo