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I festeggiamenti di Provediemozioni.it per il 170° anniversario della fotografia si sono conclusi con un grande successo. Durante le tre serate la presenza è stata di circa 60/70 persone, a partire da ragazzi giovanissimi fino ad adulti di 80 anni.

Praticamente la ha entusiasmato tutti grazie anche alla passione che il nostro Socio, nonchè amico, ha saputo trasmettere. Un vivissimo ringraziamento ad Aniceto e a tutti i partecipanti.

Il sito http://www.storiadellafotografia.it curato da A. Antilopi, realizzato per l’occasione dell’anniversario, è in continua evoluzione e viene arriccchito continuamente da articoli e foto visitati giornalmente centinaia di appassionati e curiosi.
Due soci di Provediemozioni.it, Valentina di 17 anni studentessa e a Stefano di 35 anni scrittore, hanno preparato un resoconto sulle tre serate per trasmettere a chi non era lì presente le emozioni vissute. Sono graditi anche i vostri commenti…

Resoconto di Valentina Gherardi:

aia_7660-800Dal  1500 al  1900… prima lezione… mercoledì 11 novembre 2009
Era il 1515 quando vennero scritte le prime parole legate alla fotografia, precisamente sul principio della camera oscura, l’autore di ciò fu Leonardo Da Vinci. Tra il 1550 e il 1568 Giordano Càrdano elaborò la lente biconvessa e successivamente Daniele Barbaro, un docente dell’università di Padova, gli aggiunse il diaframma per ridurre le aberrazioni. La camera oscura venne usata dai pittori del Rinascimento come ausilio al disegno e ad Amsterdam nel 1646 Athanasius Kircher ne costruì una gigante dove l’artista poteva entrare.
Johan Heinrich Schultze nel 1725 notò che la luce anneriva certe sostanze, quindi mise al sole una bottiglia riempita con gesso, argento e acido nitrico coprendola parzialmente e capì che l’argento era sensibile alla luce ma non fu capace di impedire che, una volta colpita dalla luce, annerisse anche la parte di argento che prima era coperta; possiamo però dire che era vicino alla scoperta della fotografia.
Thomas Wedgwood possedeva una industria di ceramica e fece degli esperimenti nel tentativo di far si che la natura si disegnasse da sola, così da risparmiare le spese per i pittori, ma senza ottenere risultati immediati. E’ poi la volta di Joseph Nicèphore Nièpce che nel 1816 riuscì a riprodurre un disegno su carta trattata con bitume di giudea, anche se questo metodo richiedeva un tempo di esposizione di 7 ore, con 8 passaggi intermedi. Nel 1828 riuscì a produrre l’immagine che verrà poi considerata la prima fotografia, su una lastra di rame che ora è gelosamente custodita presso l’Universita del Texas. Nel 1827 si recò a Londra per presentare le sue scoperte e tra il 1829 e il 1832 nacque la società Nièpce-Daguerre su proposta di quest’ultimo.
aia_7709-800Nel 1832 Daguerre scoprì, per caso, la sensibilità dello joduro d’argento alla luce. Dopo questa scoperta i due fecero centinaia di prove per cercare di capire quale fosse i metodo più corretto per ottenere delle immagni. Nel 1829, l’ottico francese Charles Chevelier progettò il primo sistema ottico, composto da due lenti, una positiva e una negativa incollate. Il primo ad avere immagini su carta fu l’inglese Williams Henry Fox Talbot che tra il 1833 e il 1835 effettuò prove che stupirono anche lui stesso, utilizzando fogli di carta sensibilizzati con sali l’argento. Dopo la morte di Nièpce, nel 1833, Daguerre scoprì le proprietà del mercurio di accelerare la comparsa delle immagini e, capendo di essere molto vicino alla scoperta, interessa ai suoi esperimenti Domenico Francesco Arago, scienziato e deputato francese, facendolo appassionare alla fotografia per invogliarlo all’acquisto del progetto. Il 7 gennaio del 1839, a Parigi, ci fu l’annuncio ufficiale della scoperta della fotografia. Le prime parole de pittore Paul DelarRoche furono “da oggi la pittura è morta”.
Dopo questa notizia successe il caos perché tutti coloro che stavano facendo esperimenti sulla sensibilità di certe sostanze alla luce si fecero avanti pretendendo diritti.
Fu il 7 agosto del 1839 il giorno in cui il re Luigi Filippo acquistò tutti i diritti della nuova scoperta impegnando lo stato a concedere una pensione di 6000 franchi annui a Daguerre e di 4000 franchi al figlio di Nièpce.
Il 10 agosto del 1839 iniziò la vendita degli apparecchi e la produzione fu di circa 2000 esempari all’anno. Un apparecchio costava esattamente 400 franchi. Tra il 1840 e il 1845 scoppiò la febbre della fotografia e questa diventò un ottimo business. La cosa più curiosa di questi anni era che “i fotografi da piazza” usavano il proprio cappello come otturatore.
Nel 1851 Daguerre cessò di vivere, Frederik Scott Archer mise a punto le lastre di collodio umido e si inziò ad utilizzare il soffietto. Nel 1853 furono eseguite da Nadar le prime fotografie aeree della città di Parigi. Nel 1855 Roger Fenton partì da Londra sotto ordine della regina con l’incarico di fotografare la guerra di Crimea. Dal 1862 cominciarono a diffondersi strane macchine, dette detective, nascoste in ombrelli, spille o cravatte. Un’altra curiosità di questo periodo era costituita dal’azienda del tedesco Carl Zeiss, un produttore di lenti, che era tanto perfezionista da rompere lui stesso i pezzi non perfetti a martellate, per evitare che venissero comunque venduti. Nel 1885 venne fondata la Kodak e nel 1886 avvenne il primo tentativo di foto a colori, esperimento per cui l’autore nel 1891ricevette il premio nobel per la fisica. Nel 1893 viene scattata la prima fotografia subacquea.

Dal  1900 al  1925… seconda lezione… mercoledì 18 novembre 2009
momenti-nella-storiaNel 1896 l’azienda di Carl Zeiss produsse un obiettivo simmetrico a sei lenti in quattro gruppi che però dava immagini molto morbide e di conseguenza subito non ebbe subito successo. Sempre Zeiss, sei anni dopo, produsse un altro obiettivo che venne chiamato “Tessar”, il precedente era stato chiamato “Planar”.
Nel 1903 ci fu una novità proveniente dall’America, dove venne pubblicata una rivista legata alla fotografia a cura del fotografo Alfred Stièglitz: quel numero fu il primo di una serie durata ben 50 numeri. Nel 1904 vi fu un’importante innovazione, introdotta dalla Friedrich Deckel di Monaco, ovvero la realizzazione dell’otturatore a lamelle. Nello stesso periodo i fratelli Lumiere progettarono l’Autochrome, un procedimento che permetteva di riprodurre i colori. Sostanzialmente cambiavano due cose rispetto al passato, l’utilizzo della fecola di patate come filtro che veniva divisa in tre parti, poi colorate in giallo, rosso e blu. Nel 1905 la National Geographic iniziò a pubblicare delle fotografie all’interno delle proprie riviste. Nel 1908 viene commercializzata la pellicola di tipo “safety”, cioè non infiammabile.
Nel 1909 la Carl Zeiss acquisì: la R. Hüttig di Berlino, la Dr. Krügener di Francoforte, la Emil Wünsche di Dresda e con la Palmar AG formò la ICA con sede a Dresda. Nel 1912 Johan Steenbergen un olandese già dipendente della Ernemann fondò l’industria fotografica Jhagee che sarà poi famosa per la produzione dell’Exakta e in quell’anno fu lanciato il primo razzo per scattare alcune fotografie aeree.
Nel 1913 Joseph Schneider fondò un’azienda di obiettivi e nel 1917 fu fondata la Nippon Kogaku, ovvero l’attuale Nikon.
Nel 1924 la Leitz produsse la Leica, la prima macchina fotografica per pellicola 24 x 36. Sempre in quell’ anno fu introdotta dalla Ernemann il primo apparecchio studiato apposta per il reportage, la Ermanox.
Tra il 1925 e il 1926 la Carl Zeiss acquista la Ernemann, la Goerz e la Contessa Nettel. A quel punto possiede circa il 40% del fatturato mondiale della fotografia.

Dal  1925 al  1950… terza lezione… mercoledì 25 novembre 2009
ritratto-di-gruppoNel 1928 la Kodak produsse una pellicola a colori nel formato da 16mm, il nome a lei attribuito fu Kodacolor. Nel 1929 la Franke & Heidecke costruì la Rolleiflex che fu la prima macchina biottica; successivamente fu introdotta la Rolleicord, un modello più economico che però era decorato con lastrine cromate e smaltate nello stile “deco” di moda all’epoca.
Le macchine biottiche Rolleiflex sono state quelle in seguito più copiate. Decorazioni in stile decò sono state inserite anche in molte altre fotocamere di quel periodo
Nel 1932 la Zeiss Ikon mette in produzione la Contax utilizzando per la prima volta la messa a fuoco col telemetro, un dispositivo ottico che associava il movimento dell’obiettivo ad un altro visore, in cui l’immagine appariva spezzata fino a quando l’obiettivo non era a fuoco.
Nel 1935 la Zeiss sviluppa il trattamento antiriflesso per le lenti e nelo stesso anno la Ducati di Bologna progetta una sua macchina fotografica che però non viene prodotta a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1938 la Zeiss produce la Contaflex Tlr, una biottica da 35mm.
Prima della seconda guerra mondiale c’erano 271 aziende fotografiche, 140 in Germania, 52 in Francia, 44 in Inghilterra e 35 in America. La microcamera Ducati venne messa in commercio nel dopoguerra ma nonostante la sua bellezza e i suo accessori non ebbe successo commerciale perché aveva un caricatore non standard che doveva essere ricaricato usando pellicola 35 mm.
Nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra ebbe grande sviluppo anche l’industria fotografica russa che produsse moltissimi modelli copiando e a volte falsificando le fotocamere tedesche Leica e Contax.

mercury-2Dopo aver fatto un “breve” riassunto delle tre serate ci tenevo ad aggiungere qualche riga dove porre le mie constatazioni e i miei pensieri legati al racconto del disponibilissimo Aniceto. Inizio con un commento delle tre serate, separandole una ad una. La prima è stata molto teorica, se vogliamo essere sinceri, un po’ stancante, ma è stata fondamentale per poter capire bene come è nata la fotografia e  soprattutto per poter capir qualcosa durante gli incontri successivi. Il secondo è stato un mix di teoria e pratica diciamo. Abbiamo visto molte più macchine e provato anche uno scatto. È stata più interattiva come serata e di conseguenza più divertente. L’ultima serata, a mio avviso, è stata quella più emozionante di tutte per diversi motivi. I componenti dell’associazione prove di emozione si sono presentati vestiti all’antica e hanno ricreato un po’ l’atmosfera del tempo, abbiamo fatto numerosi scatti e passato una serata facendo finta di esser nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Tutto sommato comunque, se dovessi dare un voto ad Aniceto, si merita proprio un bel 10, perché ha saputo coinvolgere tutti noi e soprattutto, vista l’ora degli incontri, è stato super a riuscire a tenerci svegli e attivi. Credo che esperienze come queste nella vita ci aiutino molto, sapere da dove proviene il nostro “oggetto di passione” è fondamentale al fine di capire quanto le persone lavorino e studino per noi.

Considerazioni di Stefano Santarsiere:

aniceto-antilopiMille volte abbiamo ascoltato l’espressione ‘Secolo dell’Immagine’.
Quel Secolo si è concluso, e oggi ci interroghiamo sulla sua eredità che parrebbe ingrandirsi ogni giorno, come un patrimonio che produce rendite infinite.
Siccome ogni cosa si moltiplica, conviene capire da dove essa viene, chi ha stampato il numero zero, risalire il flusso infinito che circonda le nostre esistenze fino alla sorgente di ogni bene.
Ne è esempio concreto la fotografia, questa polvere luccicante di pixel che oggi solleviamo nella nostra corsa collettiva; e che ieri era l’ordinato sfilare di facce ritratte una volta sola nella vita, il documento muto di un mondo che procedeva lento.
Ieri.
Le serate in compagnia di Aniceto erano ‘Ieri’, appunto. Hanno sollevato il velo sulle origini di questo sogno di far confluire la realtà in un luogo diverso dai nostri occhi. Di prolungare magicamente lo sguardo, di collocare i ricordi in un cassetto meno illusorio della memoria.
Le origini della fotografia non rappresentano soltanto una sfida di tecnologia e sperimentazione. Sono a loro volta lo sbocco di questo desiderio insopprimibile che l’uomo ha di portarsi la vita in casa, il fuori nel dentro, il passato nel presente.
Questa, è la verità all’origine della scoperta.
Uomini come Niépce, Daguerre, Chevalier, Talbot hanno risposto a una curiosità scientifica personale, ma altresì a un bisogno di specie; un bisogno talmente forte che nulla, probabilmente, fatta eccezione per le tecnologie militari, ha marcato uno sviluppo così impetuoso come la fotografia dalla sua invenzione a oggi. Ed è curioso come i materiali utilizzati nell’ambito delle loro pionieristiche ricerche evochino un’arte da alchimisti, da oscuri manipolatori della materia: ed ecco che le prime immagini emergono tra vapori di petrolio bianco, su carta salata o resa sensibile con albumina e nitrato d’argento, su lastre cosparse di bitume di giudea. Ecco che i colori affiorano dietro uno strato di fecola di patate, che la luce si diffonde con esplosioni di magnesio, che il mondo penetra attraverso cerchi di vetro all’interno di misteriose scatole, uscendone a due dimensioni su dagherrotipi e stampe sfumate di grigio.
Quanta meraviglia dovevano suscitare quei prodigi.
“Nessuna mano umana ha fin qui tracciato linee come quelle mostrate da questi disegni”, disse lo scienziato Michael Faraday nel 1839. C’è stato un momento in cui l’arte pittorica ha davvero temuto per se stessa, dinanzi a dipinti che si creavano da soli. Oggi nessuno ci pensa più compiendo centinaia di volte il gesto di un click, ma il portento di una fotografia ha sconvolto per sempre il nostro senso estetico.
Arte e tecnologia hanno poi camminato di pari passo, forse per la prima volta nella storia. Il progresso della fotografia era al tempo stesso progresso tecnologico e artistico. Documentare significava restituire la realtà, certo, ma anche il bello. E per documentare sempre meglio bisognava innovare, ridurre i tempi di esposizione, inventare ottiche sempre più sofisticate, riprodurre nel modo più fedele possibile il mondo. L’avventura industriale della Voigtländer, dell’Agfa, dalla Nikon e di tante altre industrie, prima tedesche, inglesi, poi giapponesi, è un’epopea simile alla colonizzazione di un continente sconosciuto. E’ insieme business ed evoluzione culturale, è conquista di nuovi avamposti e travolgente cambiamento di gusto e abitudini. Le macchine fotografiche iniziano ad accompagnare la vita quotidiana, fissano la giovinezza dei figli e la presenza dei padri, entrano nel cuore delle guerre testimoniando l’esistenza un attimo prima dell’annientamento.
la-ducati-e-gli-accessoriL’appassionato racconto di Aniceto termina nel 1939. Quel che accade dopo è intuibile, anzi è qui, fra le nostre mani. E’ il resto del Secolo dell’Immagine, che si è consumato cedendo il passo a un secolo tutto nuovo. Un secolo dove la fotografia non documenta più, semplicemente, ma tenta di edificare una memoria totale che è insieme culmine del nostro desiderio di vivere in eterno, e condanna per la perdita del diritto all’oblio. Come se la profezia di Borges nel racconto di Ireneo Funes si volesse avverare per il tramite dei nostri mille e più obbiettivi digitali; che tuttavia, e sorprendentemente, falliscono in questa pretesa proprio a causa dello straripare di fotogrammi.
Ma la fotografia trasformata in turbinare di coriandoli ha perso la sua capacità di stupire. Ecco perché, per ritrovare noi stessi, forse non ci resta che riflettere in silenzio sui ritratti sfocati dei nostri nonni da giovani.
Perché magari è proprio lì che è custodita l’unica memoria da preservare.

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